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GranBar, gran cocktail

In questa sorta di dispersione del gusto costituita dall’accumulo di locali (la maggior parte falsi e senza futuro) che sta invadendo (sta?) Bologna, il suo centro ma anche la periferia, per fortuna qualcosa di storico, che mantenga vive la tradizione e il buon gusto, ancora resiste. Senza dubbio, una di queste oasi, per di più in pieno centro, la zona forse più degradata da questo punto di vista (ed infatti perfino di fianco ad esso sono sorte paninerie e pseudo bistro che … vabbè, lasciamo perdere), è il GranBar di via D’Azeglio 8.

Nato come tabaccheria/bar, e già da tempo convertito all’arte dell’accoglienza e del beverage (per dire, anche ai tempi del Mocambo, la piccola enclave del buon gusto e dell’altrettanto buon bere che sorgeva proprio lì davanti al cui ricordo tutti noi inossidabili cultori del rito dell’aperitivo siamo ancora legati, il GranBar attirava frequentatori ed appassionati affezionati) offre, oltretutto, una particolare sensazione di internazionalità situato com’è di fronte al forse più classico hotel bolognese (quel “Roma” meta, ad esempio, di tutte le compagnie teatrali di passaggio in città) ed al centro esatto del salotto buono di Bologna, quella via D’Azeglio, parte pedonale, che tanti turisti (complice la presenza costante e discreta del ricordo di Lucio Dalla che viveva giusto qualche decina di metri più in alto) hanno eletto a passeggiata imprescindibile.

Aperto dal lunedì al sabato dalle 7 alle 21,30 (ma, chiaro, se stai sorseggiando uno degli ottimi cocktail preparati da Dino, uno degli ultimi barman nato e cresciuto nel solco della scuola della grande tradizione bolognese, quella che privilegiava la solidità della classica mixology alla fuffa di tanta alchimia più di facciata che di sostanza oggi imperante soprattutto in chi non può permettersela (poi, chiaro, interessanti bartender moderni esistono, anche in città), nessuno ti obbligherà ad affrettarti: l’ospitalità, comme d’habitude, è sacra) offre un servizio completo che spazia dalla colazione (ottima la caffetteria e la pasticceria che, ad occhio, anzi al gusto, dovrebbe essere dell’ex laboratorio di via Massarenti adesso alle Roveri) al coffèe break di metà mattina, da un pranzo veloce (in cui si potranno degustare i prodotti del premiato salumificio Villani come la culatta e il prosciutto crudo 24 mesi, la coppa di parma e la pancetta steccata

dolce, il salame di Felino e lo speck tradizionale, la mortadella “LoSanto” e il salame “IlRustico” e il cotto “Fiordaliso”) alla pausa relax di metà pomeriggio fino ad arrivare al momento per noi, amanti del piacevole tirar tardi, più aspettato della giornata intera; quello dell’aperitivo.

Un momento che davvero più rilassato e piacevole è difficile immaginare, grazie al servizio impeccabile garantito dal giovane, ridotto e preparato staff (Lucia e Alì e Max) coordinato da Giancarlo ed alla buona scelta di vini, tra cui spiccano le grandi marche di champagne (Bollinger e Drappier tra le altre) accompagnati da una composita varietà di apetizer.

Tornando però ai cocktail di Dino, inutile elencarli o suggerirne qualcuno. I 60 ufficiali IBA (International Bartenders Association), i grandi classici, tutte le variazioni possibili, nulla vi sarà negato se richiesto. Il consiglio giusto, forse, un consiglio per i più curiosi, potrebbe essere quello di chiedere al barman una sua invenzione, magari dandogli giusto una qualche indicazione su quelli che sono i vostri gusti. Fidatevi, non ne rimarreste delusi.

Stefano Righini
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