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Guardaquiz: il mio gioco della geopolitica

Oggi mentre ero al lavoro e stavo scrivendo l’ennesimo report, mi sono fermata a pensare a quello che stavo facendo, cosa che ultimamente, un po’ per via delle scadenze strette e perché ormai confondo i giorni della settimana, non ho mai molto tempo di fare.

Trenta secondi, che a me sono sembrati un’eternità, in cui mi sono chiesta se avessi davvero capito che cosa stavo facendo. Vi è mai capitato di fare qualcosa in maniera così automatica da dimenticarvi come l’avete imparata? L’esperienza porta con sé tutto il buono di conoscere davvero qualcosa, ma lascia indietro quelle accortezze che spesso determinano il quid in più che cercavamo per il nostro lavoro. Se quei trenta secondi mi sono serviti per ricordare le basi e tutte quelle volte in cui all’università avrei voluto sbattere la testa sulla tastiera, cercando di capire come si scrivesse un vero report, quel lasso di tempo mi ha anche fatto pensare che io a voi forse molte cose ve le ho raccontate, ma erano quelle giuste? Ogni mercoledì vi bombardo di informazioni su stati e strane teorie, ma non vi ho mai spiegato come faccio a fare quello che faccio. Come si fa a parlare di geopolitica e ad essere dei Guardamondo? Vorrei tanto farvi uno di quei tutorial Youtube che vanno tanto di moda adesso, ma gli strumenti che uso si prestano poco allo scopo e poi, io ho le stesse abilità di video – making di un procione.

Per parlare di geopolitica bisogna capire gli stati, ma come si fa? Esattamente come si fa con le persone: si osserva. Immaginate di essere ad una festa dove non conoscete quasi nessuno, una di quelle a cui avreste preferito pigiama e Netflix, ma qualcuno vi ci ha trascinati senza sentire scuse. Siete in un salotto, una birra in mano (necessaria per parlare di geopolitica tanto quanto per parlare alla tizia o al tizio che vi piace) e una serie di sconosciuti. A parte giudicare silenziosamente le scarpe di quella o la camicia di quell’altro, cosa fate? Li osservate. Osservate cosa bevono, con chi parlano, come si avvicinano agli altri o a chi, invece, non rivolgono parola. Mettiamo caso che a questa festa ci sia una tale Genoveffa (classico nome da esempio ipotetico), una che sta in disparte ma non troppo, che parla molto, ma anche poco, che dice sempre io e poi ci infila un qualche voi, che fissa gli altri, ma a sua volta non vuole essere fissata. Ora chiudetevi nel bagno dell’ipotetica casa dove si tiene l’ipotetica festa e prendete fuori un planisfero da borsetta. Apritelo e pensate ad uno stato che, proprio come Genoveffa, finge di stare in disparte ma proprio non gli riesce, che cerca di attirare l’attenzione ed essere riservato allo stesso tempo, che osserva tutti, ma non vuole essere osservato. L’avete fatto? Bene, vai con il quesito a scelta multipla: Se Genoveffa fosse uno stato, che stato sarebbe? A) la (neanche troppo) timida Norvegia; B) la Russia, conosciuta anche come miss bipolarità; o C) la Cina, che come il prezzemolo è ovunque? Via le mani dai pulsanti, la risposta esatta è la B, Genoveffa sarebbe la Russia.

Proviamo ancora, vi va? Dopo aver capito che Genoveffa non sarà la vostra nuova migliore amica, vi spostate in cucina e incontrate Poldo. Poldo è stato rintanato tutta la sera fra il frigorifero ed il forno, salvo una comparsa lampo in salotto per dire a tutti che comunque, i gin tonic che fa lui sono i migliori. Osservandolo bene, pensate subito che sia uno che sta per i cavoli suoi, forse non gli piacciono le altre persone e ora che ci pensate bene, da come si è scaldato quando gli avete detto che forse nei suoi gin tonic di tonic c’è molto poco, sembra anche uno vagamente suscettibile. Per non parlare di quando vi siete ricordati che all’asilo gli avevate tirato una tigre giocattolo in faccia, glielo avete raccontato e per poco non vi denunciava. Tutto chiaro? E allora quesito numero due: se anche Poldo fosse uno stato, quale sarebbe? A) l’Iran, bello, dannato e sicuro di sé (anche troppo); B) Il Belgio, piccolo e che prova a seguire la via svizzera del non vedo, non sento e non parlo; o C) Il Giappone, beato nel suo angolo di mondo, incavolato nero con la Cina dai tempi di Mulan e in ogni disputa isolana possibile e immaginabile? Ancora una volta via le mani dai pulsanti, la risposta corretta è la C, Poldo ha i tratti orientali e una tendenza latente alla misantropia.

Nonostante stiate pensando che sia tutto un gioco, questo è davvero quello che fa chi studia geopolitica o che fanno i cosiddetti analisti, si osservano le azioni, si interpretano le dichiarazioni e si studiano le posizioni. Anche se il mondo non è davvero come una grande festa a casa di qualche sconosciuto, che puoi affrontare con l’aiuto di un buon e proporzionato gin tonic, come in ogni cosa basta osservare attentamente per capire e non lasciare che la sovrastruttura ci distragga dal vero. Così come accade con le persone, non sempre è facile capire, ci sono stati più o meno asociali, le reginette del ballo e i ragazzi dell’ultimo banco, ma chiunque ci troviamo davanti merita un tentativo, perché se non si prova a capire si finisce con il disprezzare e basta. Ora prendete il mappamondo, provate a fare qualche altro esercizio e se vi va inviatemi le vostre analisi, chissà che Guardamondo non possa imparare qualcosa di nuovo.

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