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Hvar: incantevole isola croata

Un po’ distante e un po’ scomodo, me ne rendo conto. Però, perdonate, appena tornato dalle vacanze non posso fare a meno di ripensare a un paio di settimane davvero rilassanti. E meravigliose sotto molti punti di vista. E dato che di far tardi ci occupiamo, è di cibo, e di locali, che vi parlerò raccontandovi di Hvar, l’isola croata davanti a Spalato, e dei locali che non dovrete perdere se mai vi capiterà di andarci.

Innanzi tutto, però, una precisazione. L’isola è abbastanza grande, è lunga quasi 70 kilometri, e quindi non l’ho potuta visitare tutta (chiaramente la priorità era il mare, un mare dai fondali subito alti, un mare trasparente, così trasparente da ricordare quello dei miei amati Caraibi; e le spiagge: calette isolate, celate dalla pineta e nascoste da rocce all’apparenza inaccessibili). Quindi le segnalazioni che vi darò non sono esaustive ma rispecchiano solo le esperienze personali vissute (o meglio dovrei dire … mangiate e bevute).

In primis, allora, Hvar, la città che regala il nome all’isola tutta (o che prende il nome da …). Città bellissima, veneziana nello spirito e nell’architettura, arroccata ai piedi della fortezza spagnola, che sorge sulle rovine del precedente fortilizio veneziano, del XII/XIV secolo: da non perdere le viuzze che partono dalla marina che ospita normalmente yacht e golette  da mille e una notte e che sono animate da locali, bistrot, cocktail bar e ristoranti che possono soddisfare tutte le esigenze e tutte le tasche.

Naturalmente, una controindicazione, e neppure tanto piccola, esiste. Hvar è nel circuito delle località estive più gettonate da quel turismo giovane e in cerca dello sballo a tutti i costi che, partito da Ibiza sta colonizzando pian piano tutte le località più trendy del mediterraneo. Discoteche, karaoke, pub aperti tutta notte. E questa quantità di giovani assai poco, o in minima parte, gourmet, si ripercuote sulla qualità dell’offerta. Intendiamoci: ristoranti buoni, anzi ottimi, esistono ma sono pochi, riconoscibili, e dai prezzi davvero molto alti (relativamente ed in assoluto). Meglio, quindi, per trascorrere una piacevole serata (da tener presente che siamo sempre dalle parti del sud del mondo, quindi i ristoranti tendono a riempirsi ad ora tarda e comunque, alla fine della cena, è piacevole rimanere a chiacchierare e sorseggiare magari una slivovitz o un liquore di prugne quando i turisti comuni se ne sono già andati e rimangono solo i locali o gli habitué) dirigersi altrove. Bastano pochi kilometri, circa 3, per arrivare a Milna, una piccolissima cittadina caratterizzata da una minuscola spiaggia attrezzata (una delle 2 o 3 dell’isola, ma attenzione, non aspettatevi nulla di romagnolo) e da una serie di ristorantini affacciati proprio sulla baia. Il migliore, o semplicemente quello che ci ha convinti di più è il MoliOnte (ristorante e pensione, tel. +385 21745025, www.molionte.com, e-mail moli.onte1@gmail.com) coi suoi tavolini avec le pieds dans l’eau, la cesta del pescato sempre fresco (raramente visti tanti branzini e dentici pescati alla lenza proposti tutti insieme) e l’esclusivo servizio di taxi boat che collega i grandi vascelli ormeggiati al largo o anche la stessa Hvar, che dista d’altronde poco più di un miglio nautico. Tra i piatti tipici della cucina dell’isola (noi ci siamo concentrati sul pesce, ma anche la carne, l’agnello soprattutto, è spesso presente nella dieta isolana): insalata di polipo, scampi e calamari sia grigliati sia alla buzara (una salsa a base di vino bianco ed aglio che può essere sia rossa, con pomodoro, sia bianca, cioè senza), mitili (cozze, vongole e tartufi) generalmente spadellati con vino ed aglio, pescato alla brace (e qui la differenza la fa la provenienza del prodotto) ecc… L’unica cosa che ci sentiamo di segnalare è che, visto che la stagione della pesca dei calamari va da gennaio a febbraio, tutti quelli che si mangiano in estate sono congelati: anche in questo caso, ça va sans dire, la differenza la fa la provenienza: da Dobrila (la generosa proprietaria del MoliOnte che parla anche un italiano corrente, cosa rarissima sull’isola), i calamari, pescati in stagione dagli stessi pescatori che provvedono al rifornimento giornaliero, vengono congelati in proprio garantendo in tal modo sulla provenienza e qualità degli stessi.

Spostandoci verso l’altro versante dell’isola, e cioè sulla costa che grosso modo guarda a Spalato ed al continente, arriviamo a StariGrad (porto d’accoglienza dei traghetti da e per Ancona). La cittadina è deliziosa, piccola, elegante, con una marina, frequentata da barche e vascelli di tutti i generi e gusti, lunghissima e contornata da locali e localini very trendy, piacevoli da frequentare e molto alla moda. Il turismo, però, non è quello caciarone ed invadente che ci si potrebbe aspettare a soli 17 kilometri (più o meno) dalla ben più mondana ed affollata Hvar. E i ristoranti rispecchiano questa riservatezza. È tutto più tranquillo, calmo, curato. Anche qui, però, si può mangiare meglio o peggio. E allora ecco i nostri preferiti, che sono due. Il primo Antika, restaurant & Cocktail bar (tel +385 021765479), si trova nella stradina, una volta la via principale, che corre parallela alla passeggiata a mare, nel cuore della città vecchia, una città vecchia che nasconde tesori architettonici inimmaginati e numerosi. Anche qui, volendo proprio cercare il pelo nell’uovo, la cucina locale è un po’ ripetitiva e mancante di immaginazione, almeno in questo periodo estivo, quando la parte del leone, colpa anche delle richieste turistiche (non stupitevi o scandalizzatevi, ma tutti, dico èroèprio tutti i ristoranti propongono anche gli spaghetti alla bolognese …), la fanno i piatti di pesce con gli immancabili calamari, scampi e muscoli proposti nelle solite due o tre versioni. La qualità, comunque, è garantita. Il secondo, forse il nostro preferito in assoluto, è Damira (tel +385 91 573 6376), proprio sul porto, dove finisce il lungo golfo che è il porto di StariGrad. Amici preziosi che amano svernare qui, lo indicano come l’unico ristorante aperto anche in inverno. E non è un caso, quindi che si possano trovare, ma non sempre, anche piatti più elaborati o semplicemente diversi da quelli abituali. Penso alla trippa, alla minestra di baccalà o alla peka una cupola di metallo o pietra sotto la quale vengono cucinate a bassa temperatura e per lungo tempo carne (agnello) o pesce (polipo) insieme a verdure varie (patate e zucchine), una sorta di tajne dalmata, quindi.

Rimane da parlare dei vini. Sapidi, metallici, terrosi, una terra intrisa da qualche goccia, poche, di nafta (sono quasi tutti biologici i vini tipici dell’isola). E sono molto varietali anche se le varianti sono davvero minime. Tra tutti, comunque, il preferito è stato il Carić, sia quello della cantina Posic che quello di Bogdaniuša. In ultimo, ma davvero in ultimo, non mancate, ma questo vale ovunque voi andiate in Dalmazia, di assaggiare lo squisito ed imperdibile prosciutto dalmata, sorta di anello mancante tra la cinta senese e lo spagnolo jamon serrano.

 

Stefano Righini
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