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I buonisti sono in città

Lo scorso week-end è stato ricchissimo di eventi, come sempre succede a Bologna in primavera. Tra feste di carnevale, reading e spettacoli teatrali, c’era anche una concomitanza di più eventi che, nel linguaggio corrente, molti definirebbero “buonisti”.

A Palazzo Re Enzo, dal 28 febbraio a sabato 2 marzo, “Bologna si prende cura” ha raccontato un secolo di welfare bolognese e presentato le iniziative a sostegno della cittadinanza, oggi presenti in città, offerte sia dal servizio pubblico, sia dal mondo dell’associazionismo: dalle attività nelle Case Residenza per Anziani, alle campagne dell’AUSL per la prevenzione e la promozione della salute; dallo Sportello per il Lavoro, alle misure a sostegno della genitorialità; fino ai percorsi di cittadinanza attiva e alle attività di accoglienza diffusa.

Saloni frequentatissimi e stand pieni di materiali e informazioni con tanto di fila per l’attivazione dello SPID (Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale), per l’accesso online ai servizi della pubblica amministrazione. Tantissimi anche gli eventi collegati, con esempi e confronti di buone pratiche, ospitati in diversi spazi pubblici della città e già sold out qualche giorno prima dell’inizio della tre giorni. 
Impressionante dispiegamento di forze e di interesse. 
Percezione soggettiva? Mica tanto se il Mulino ha dedicato finora a Bologna 66 articoli della sua rivista “Autonomie locali e servizi sociali” nata nel 1977.
Impressionante anche leggere la parola “welfare” accostata più volte a“giustizia sociale”, “collaborazione civica” e “integrazione”, visti i tempi che corrono.

Un altro “evento anomalo” si è tenuto sabato pomeriggio inPiazza Maggiore, in concomitanza con la manifestazione di Milano “People2march”: la rete Bologna Accoglie e il Portico della Pace hanno organizzato un’iniziativa analoga a quella milanese, “L’Italia che R-esiste”, presidio a sostegno di diritti umani e accoglienza, per combattere xenofobia e climate change. In piazza qualche centinaio di partecipanti e parecchi volti noti, tra cui il professore emerito dell’Alma Mater Vincenzo Balzani e l’attivista Bergonzoni: “L’odio non sta più nella pelle, vuole cambiare. Amor cutaneo, così a pelle direi che non ci siamo, non sembra che capiamo. Lancio un’Opa: ho paura. La paura fa novanta, ma noi oggi siamo molti di più qui”.
Finale con un flashmob fatto di mani unite in un girotondo che ha abbracciato il crescentone.

Ma è ancora in corso la più provocatoria di tutte le iniziative: “School of Integration”, una scuola di integrazione organizzata al DamsLab in occasione della biennale di cultura e cittadinanze “Atlas of Transitions”. Performance artistiche, seminari, laboratori e concerti che per 10 giorni (1-10 marzo) animeranno la zona intorno a Piazzetta Pasolini, inc ollaborazione con le comunità straniere residenti a Bologna. Anche in questo caso, grande affluenza e curiosità e molti i giovani coinvolti, con tanto di domanda posta ad hoc nel quiz televisivo più seguito d’Italia “L’Eredità” andato in onda domenica sera suRai 1.

Insomma, lo scorso fine settimana Bologna è stata invasa, travolta da un turbillon di eventi riguardanti argomenti oggi mediaticamente esposti, ma capaci invece di suscitare interesse e attenzione in città. Sicuramente ci sarà anche chi si è sentito circondato, forse oppresso da questo “insano”multiculturalismo.
Ma oggi non ci importa: possiamo finalmente respirare a pieni polmoni e sentirci parte di quel meraviglioso melting pot culturale, tanto mitizzato negli anni ’90 e totalmente, irrevocabilmente e indiscutibilmente inevitabile.

E se non vi è bastato, fino al 10 marzo potete ancora votare al “Referendum”, la performance che chiama in causa noi cittadini sottoponendoci un quesito fondamentale: “I confini uccidono. Dovremmo abolire i confini?

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