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I conflitti congelati nel freezer dell’Europa

Cari Guardamondo,

voi che cosa avete nel freezer di casa vostra? Avete letto bene: il freezer, detto anche congelatore o ghiacciaia, a seconda del dialetto che vi appartiene. Vi è mai capitato di sentire: “dimmi che cosa tieni nel freezer e ti dirò chi sei?” – No, nemmeno a me è mai successo, ma quale migliore occasione di uno dei nostri articoli per lanciare questa nuova moda?

Qui in Olanda il mio freezer è terra di nessuno, una continua guerra tra me e i miei coinquilini per guadagnarsi uno spazio dove sotterrare il proprio tesoro. Ad oggi, il mio bottino consta di due petti di pollo e un sacchetto di fagiolini. Piuttosto deprimente, lo ammetto. Se fossi a Bologna sono abbastanza sicura che ci troverei dentro i tortellini della nonna o il polpettone di mia madre, o ancora il ghiaccio per quando ti sbucci un ginocchio (sì ragazzi, io a 26 anni mi sbuccio ancora le ginocchia come quando ne avevo 5). Nel freezer di mia nonna invece ci trovereste pane, pane ed altro pane, insieme ad un quantitativo minimo di “altro” che varia dal gelato per i nipoti, al minestrone per la sera. D’altronde, come per tutti coloro che hanno vissuto la guerra, anche per lei il pane è un alimento sacro, non ce n’è mai abbastanza.

Perché questo discorso? Perché dal freezer di una persona, proprio come dal suo outfit o da che cosa legge, si può capire, ma anche non capire, moltissimo. Pensate che una volta a casa del mio fidanzato, nella disperata ricerca di gelato, ho aperto il congelatore e mi sono ritrovata faccia a faccia con un serpente arrotolato dentro ad un barattolo. Un serpente vero, inquietante e deludente se siete tipi da panna e cioccolato. Ho lasciato il suddetto fidanzato? No. Mi ha comprato un gelato vero? Eccome.

Tutti abbiamo degli scheletri nell’armadio, o meglio, dei serpenti nel freezer, ma questo non fa necessariamente di noi persone da cui stare alla larga. Questo è il caso dell’Unione Europea per esempio. Parliamoci chiaro, cara cugina UE io ti ho sempre voluto molto bene, sono una tua grande ammiratrice, ma non sarà mica il caso che sbrini il tuo freezer e fai un po’ di pulizia?

Nel congelatore europeo niente serpenti (per fortuna), ma nemmeno cornetti Algida, piuttosto conflitti. Avete mai sentito parlare di conflitti congelati? Si tratta di esseri mitologici, situazioni che non sono né guerra né pace, sono come cubetti di ghiaccio ma non sono guerra fredda, sono diversi da tutto ciò che conosciamo, incastri bloccati e per definizione abbandonati al loro destino, spesso e volentieri nella convinzione che siano impossibili da risolvere.

Nonostante ce ne siano di diversi sparsi in giro per il mondo (Lo stesso conflitto tra Pakistan ed India rientra nella categoria), i più problematici e conosciuti li troviamo nell’area euro-asiatica: il conflitto del Nagorno-Karabakh (regione contesa tra Armenia ed Azerbaijan), quello del Donbass (Russia contro Ucraina, non credo di dover aggiungere altro), segue poi quello della Transinistria (qui entra in gioco laMoldavia), per non parlare di quelli che coinvolgono la Georgia, rispettivamente impegnata nei conflitti in Abkhazia e Ossezia del sud. Questi, solo per citarne alcuni, sono tutti conflitti che ruotano attorno a regioni, questioni etniche, capricci e antichi vasi che andavano portati in salvo, ma che per un motivo o per l’altro, non si sono mai risolti e continuano inesorabili.

Vi chiederete: Che cosa c’entra in tutto questo l’Unione Europea?. Apparentemente niente, ma in realtà molto.Nei confronti di questi conflitti l’UE ha sempre giocato il ruolo dell’ambasciatore che non porta pena, un tramite, una terza parte che vorrebbe negoziare, ma che finisce inevitabilmente per esporsi troppo o, al contrario, sedersi a braccia conserte e lasciare che gli altri continuino ad azzuffarsi. A volte avvicinatasi con l’obiettivo di attirare a sé nuovi alleati, prime tra tutte la Georgia e l’Ucraina, altre volte, dopo essersi accorta di non poter fare nulla, se non complicare ancor di più le cose, ha preferito allontanarsi silenziosamente per andare a comprare fantomatiche sigarette e non tornare più.

I conflitti congelati nel continente euro-asiatico sono il serpente nel freezer europeo, lo strato dighiaccio che andrebbe eliminato per garantire il corretto funzionamento dell’apparecchio, ma che poi resta lì, mentre ci si continua a lamentare delle cose che non vanno.

Tuttavia, il 2019 sembra non essere solo l’anno in cui torneranno di moda i pantaloni a zampa d’ elefante o alla zuava, ma sarà anche il momento in cui, forse, qualcuno di questi cubetti di ghiaccio inizierà a sciogliersi. Questo sarà infatti anno di cambiamenti per gli stati coinvolti e chissà che, tra nuove elezioni e il ritorno di grandi manifestazioni per l’indipendenza, qualcosa non si sblocchi. Sarà guerra o sarà pace? Quello che è certo è che, alla lunga, se non lo sbrini il freezer si rompe e così potrebbe succedere anche per la stabilità Europea. Com’é che si dice? Organizzazione avvisata, mezza salvata?

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