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I Passaggi di Aulon Naçi a Zvernec

Sabato 28 luglio nella cornice di straordinario fascino della chiesa bizantina dell’ isola di Zvernec, Aulon Naçi, giovane compositore nato a Valona, ma formatosi al Conservatorio di Udine e perfezionato in percorsi europei che lo hanno impegnato a Salisburgo, a Oslo, a Parigi e nella Svizzera Italiana, ha eseguito una serie di Passaggi musicali per orchestra e solista. Accompagnato da grandi musicisti che hanno dimostrato rara sensibilità e un sorprendente affiatamento.
Sulla laguna di Narta il vento era cessato e un’aria balsamica ha spirato tutta sera quasi ovattando un clima disteso di relax, di meditazione, di serena predisposizione all’ascolto.
Il pubblico, procedendo a piccoli passi sulla passerella senza sponde gettata sull’acqua, arrivava in silenzio, rapito dalla rinnovata bellezza del luogo, preparato in grande stile per l’evento, con suggestioni di luci e echi di spiritualità.


Una serata speciale per la sorprendente maturità artistica del compositore, capace di coniugare echi di Ravel, di Morricone, di Richard Clayderman e Stephen Schlaks – passaggi musicali che sono ormai nella storia della musica contemporanea e delle colonne sonore che hanno dato fama al cinema – con una sapientissima esecuzione di brani originali composti per l’occasione, dove alcuni schemi classici di composizione hanno sposato la tradizione balcanica dal sapore mediorientale e gli echi della musica ebraica.
Si poteva immaginare un compositore maturo, un distinto signore carico di anni e di grandi esperienze.
Ma ecco un altro miracolo della musica albanese.
Aulon è giovane e ha una lunga prospettiva di carriera davanti: ha solo 35 anni ma ha il cuore in Albania e la rara capacità di interpretare i suoni dell’Oriente e le tradizioni dell’Occidente e di fonderli in schemi classici, inventando una serie di esperienze musicali che vibrano, che portano lontano, in nuovi spazi di ascolto, dove lasciano forti emozioni.
Molte le composizioni ispirate all’acqua, al mare e alla pioggia la cui sonorità è stata interpretata anche con l’impiego di strumenti non tradizionali e con la partecipazione del pubblico in un simpatico flash mob di ombrelli spalancati.
In ‘Lacrime di pioggia’ un clarinetto ha creato giochi di illusioni e di prospettive sonore con la musica Klezmer delle città e dei villaggi ebraici cari a Chagall e gli archi sono entrati come visitatori stupiti in quella notte di pioggia che si è aperta su un orizzonte d’oriente.
Il solo del violino di ‘Poseidon’ ha ricordato l’impazienza di Paganini, e il timbro nostalgico di Uto Ughi anche se Aulon forse guardava solo all’impeto del mare in tempesta.
Il suo racconto per violino del mare agitato e scosso da tormenti ha usato tutte le corde come una voce umana. Paganini faceva lo stesso al limite dell’impossibile e faceva dialogare le corde con tutti
gli altri strumenti dell’orchestra, addirittura con un campanello. Il concerto n. 2 “La Campanella” fu rappresentato in tutti i teatri d’Europa. Era la fine del ‘700 e si amavano gli azzardi e le sperimentazioni.
Così fa Aulon, duecento anni dopo, impiegando mezzi tradizionali ma anche nuove presenze nelle sue composizioni e non si sottrae alle mode che rendono il pubblico partecipe e attore del racconto musicale.

Il dress code era il bianco, il colore dei gabbiani, su un prato verde dove il tramonto ha allungato le sue ombre e la chiesa bizantina si è accesa di indaco.
L’intensità della ‘Quiete e tempesta’, suonato in quell’immobile incontro di acqua e di aria che tutti noi e il vecchio monastero bizantino abbiamo vissuto in una serata fuori dal tempo, ci ha rapiti.
La Musica ha sempre accompagnato il sacro perché amplifica per qualche istante il sentire umano e assorbe i sensi al punto di rendere l’ascolto il solo protagonista. E lì ‘La supplica alla Madre’ è diventa una preghiera.
Ma Aulon ha viaggiato in territori lontani e ‘Foreign Touch’ e la ‘Milonga’ hanno avvicinato l’America latina vincendo una sfida con Astor Piazzolla e fisarmoniche famose.
Bravissimi gli esecutori, Igli Tug al clarinetto, Dehon Bendaj al vionino, Elton Balla alla fisarmonica e Mirian Sulovari alle percussioni, il maestro Tricarico, il soprano Nina Muho, il direttore d’orchestra Riccardo Casero.
Tutti hanno contribuito con la loro professionalità a un’esecuzione originale che ha reso l’isola di Zvernec per una notte un mondo di note felici.
Caro Aulon, ti auguriamo una strada musicale di grande successo, aperta non solo al grande pubblico e a teatri della bella Europa, ma anche ai film, perché le immagini per arrivare ai nostri cuori hanno bisogno di essere accompagnate e trasformate dalla magia dei suoni, vicini ai confini in cui la mente si apre allo spirito e all’infinito.
Pochi, fra miliardi di umani, hanno questo talento.

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