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I tanti figli del Bacco emiliano-romagnolo: i vitigni autoctoni!

Vitigni: meglio internazionali o autoctoni? In Emilia-Romagna la domanda è oziosa. Qui il vino di successo e la maggioranza della produzione sono originati da vitigni territoriali la cui origine si perde nella notte dei tempi. Un tempo considerati figli di un Bacco minore, oggi costituiscono l’originalità e il tratto identitario della seconda o terza regione italiana, dipende dall’andamento delle annate agrarie, per produzione di vino. La parte del leone la fanno i vitigni del Lambrusco che sono ben 6 : Sorbara, Salamino di Santacroce, Castelvetro, Maestri, Marani, Montericco. Un altro leone nostrano e’ il vitigno Sangiovese di Romagna, imparentato con i Sangiovesi toscani, umbri e campani ma vero romagnolo DOC, carte alla mano, almeno dal 1600. L’Albana c’era invece gia’ ai tempi di Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio, che degustandola esclamò: “Non così umilmente ti si dovrebbe bere, bensì berti in oro!”. Da allora il paese dove la principessa si fermò a ristorarsi prese il nome di Bertinoro. Anche il Pignoletto si coltivava ai tempi dei romani. Plinio il Vecchio, nella sua ‘Naturalis Historia’, parla di un vino bolognese chiamato “Pino Lieto” che “non è abbastanza dolce per essere buono”, e quindi non apprezzato, perché gli antichi amavano il vino dolcissimo. Di antiche origini anche l’Alionza, conosciuta anche come “uva schiava”, coltivata nel bolognese e modenese. Bolognesi anche il  Montu’ o Montuni e l’uva Negrettino. L’Ancellotta. la Spegola e Fogarina sono invece antichi vitigni reggiani. Nel reggiano e nel modenese si coltiva anche Il vitigno di Malbo Gentile le cui origini restano misteriose. L’Uva di Centesimino’, dal soprannome del viticoltore che per primo ne ripristino la coltivazione, e’ un biotipo faentino. Sempre nel ravennate sono state ripristinate le coltivazioni di altri tre vitigni antichi, praticamente scomparsi: l’uva Tunde’, l’uva “Famoso” o “Rambela”, l’uva “Longanesi” o “Burson”. Il Fortana e’ invece un vitigno diffuso nel ferrarese e nella provincia di Parma, noto per la predilezione verso i terreni sabbiosi, che, a suo tempo, lo resero immune dalla filossera. Infine i vitigni riminese Biancame, il piacentino Ortugro e il parmense Malvasia di Candia Aromatica. Davvero un grande patrimonio, per Bacco!

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