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Il Basket cittadino

Non ci potrebbe essere momento migliore di questo, con la Fortitudo saldamente intesta al suo girone di Lega 2 e la Virtus reduce da un filotto di 6 vittorie – 6 che l’hanno proiettata direttamente ad un quarto di Coppa Italia praticamente ingiocabile (la sfidante essendo la magna Milano dei 18 tesserati ognuno dei quali sarebbe titolare in qualunque altra formazione italiana) e ad un ottavodi Champions (la prima competizione per importanza gestita dalla FIBA, in realtà la terza in ordine di competitività delle partecipanti dopo le due gestite in proprio dall’Euroleague) che giocherà invece da favorita incontrando, in un florilegio di competitors da playground dei Giardini Margherita, la quarta classificata di un altro girone, per analizzare la situazione, reale, del basket cittadino senza temere di passare per il solito opinionista bolognese, uno di quelli che sentono immancabilmente odore di tappo qualunque bottiglia di champagne si stappi.

La Fortitudo per prima, allora, se non altro per noblesse temporanea visto il suo status di prima praticamente imbattibile nel suo giardinetto. Un campionato, scarso quanto si voglia, che però la F scudata sta conducendo col piglio delle grandi stagioni. Certo, come detto, la concorrenza è davvero risibile tra pseudo grandi che ciccano entrambi gli stranieri (toh, per una volta una propensione lasciata ad altri) e piccole che magari di stranieri buoni ne hanno uno se non due ma che li accompagnano con una pattuglia di italiani da partitella tra scapoli ed ammogliati. Ma il passo, e la convinzione dimostrata in questi primi mesi, sono quelli che accompagnano le grandi imprese, un’impresa che non potrà che essere la diretta promozione riservata alle due vincitrici dei rispettivi gironi senza passare dalla follia dell’interminabile playoff.

Antimo Martino

Merito, opinione personale ma vorrei conoscere chi dissente, della guida tecnica, quell’ Antimo Martino che nulla è se non un’allenatore capace, performante, con idee chiare, immediatezza di analisi e capacità di normalizzazione. Esattamente quello che mancava in una società da sempre abituata a perdersi in psicodrammi da avanspettacolo affidandosi a personaggi dall’ego smisurato e dalla inaffidabile cifra tecnica.

Ma, bando alle polemiche retroattive, quei tempi sono passati, si spera per sempre,mentre la situazione fortitudina merita invece un approfondimento futuristico. La squadra, questa squadra, dandola già per promossa, dovrà essere ripensata e riformata quasi integralmente. Del rostero dierno considerando Leunen, l’unico con reali possibilità di incidere a llivello superiore, come un ottimo sesto/settimo uomo, si possono considerare abili ed arruolati, per i posti che vanno dal decimo al dodicesimo, i vari Fantinelli (tutto da provare in Lega A), Rosselli (che, si è visto nell’anno scarso passato in Virtus, non ha la fisicità né l’autonomia per garantire più di una decina di minuti) e Pini (che, cresciuto nell’ultimo paio d’anni, potrà aiutare nelle battaglie muscolari che verranno). Tutti gli altri, i Mancinelli, gli Hasbrouck, i Cinciarini, i Venuto, i Benevelli ecc , per una Lega A tranquilla e che non regali patemi da salvezza in bilico, meglio dimenticarseli. Scelte e decisioni, dunque, dovranno essere prese in tempi veloci perché il tempo dei primi contatti ed approcci è praticamente arrivato.

La Virtus, adesso. Potrebbe sembrare fuori luogo essere critici in questo momento (ripetiamo, 6 vittorie di seguito ed un nuovo arrivato, Moreira, che sembra davvero azzeccato). Ma, sfidando il giudizio del lider maximo del giornalismo sportivo cittadino che taccia di velleità fantacestistiche chiunque non la pensi come lui, crediamo che il discorso debba essere più articolato.

Moreira, Virtus Bologna

La squadra, infatti, in sede di mercato estivo è stata pensata e chiusa male. È corta, piccola e manca di qualità (non si può pensare di giocare nel campionato italiano, e in Europa qualunque sia la competizione cui si sia invitati, consolo otto giocatori quasi tutti più piccoli e bassi dei rispettivi avversari). Supponenza o faciloneria di uno staff tecnico probabilmente sopravalutato (l’arrivo dell’ennesimo dirigente, Ronci da Roma, un altro che in carriera non è che abbia vinto molto, la dice lunga sulla fiducia riposta in esso da una governance che preferisce investire in poltrone piuttosto che in canotte).

I tifosi della Virtus

Nello specifico, se con l’arrivo di Moreira si è corretta la deficienza sotto canestro (almeno numericamente, perché qualitativamente mentre lo stesso Moreira e Kravic sono ottimi rincalzi,  Qvale, anche nelle poche partite che ha giocato da sano si è dimostrato assai diverso, e meno performante, di quella copia carbone di Fesenko che sarebbe dovuto essere. Mentre BaldiRossi, bè lui è … BaldiRossi; resta in sospeso il giudizio definitivo su M’baye che sta giocando un discreto campionato giusto a metà tra quello da miracolato disputato a Brindisi e quello da nerd giocato a Milano anche se le aspettative sul suo impatto, ammettiamolo, erano molto superiori).

Il problema vero però, un problema che non sembra ci sia l’intenzione di correggere almeno in tempi brevi come invece necessiterebbe, sta invece negli esterni. Per dire, Trieste (una neopromossa battuta sì due volte anche se a fatica) come play può alternare Wright (che potrà non piacere ma vale Taylor) Fernandez e Cavaliero: giocatori medi, ovvio, ma vuoi confrontarli con Pajola e Cappelletti? Qui, però, la giovinezza, la sfrontatezza e la voglia possono sopperire alle evidenti lacune (non bene e non sempre ovvio). Il vero buco nero può essere individuato nell’attitudine al gioco di squadra, che latita, di Punter. Per carità, preso per segnare, segna. Ma è l’incapacità, o la non volontà, di leggere le situazioni, gli schemi e le opportunità a sembrare la sua cifra distintiva. E la sensazione fastidiosa è che si tratti, se non di semplice egoismo, di gelosia nei confronti di Aradori, l’altra punta designata.Una situazione che, si noti, fa sì che segni o l’uno o l’altro, mentre il gioco di entrambi dovrebbe essere finalizzato, quando non a segnare in proprio, a liberare spazi e tiri all’altro. Situazioni, un cambio affidabile del play e/uno esterno con carisma da spendere alla bisogna, che si potrebbero correggere con minimo sforzo (per dire: sarebbe così difficile inserirsi nello sfascio di Torino e tentare di riportare a Bologna uno come Poeta?).

Ed anche se in questo caso stiamo davvero parlando di FantaBasket, teniamo presente che sono situazioni che bisognerà risolvere se si vorrà crescere e partecipare ai grandi balli di primavera da protagonisti e non da valletti della reginetta di turno.

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