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Il bis del Caminetto

“Il bistrot del Caminetto d’oro” così è scritto sull’insegna del “TwinSide” in via de’Falegnami 6. Chi mi conosce sa quanto non mi piaccia il termine bistrot, soprattutto usato a sproposito da tutta quella serie di localetti sorti come per incanto tra gli Orefici e le Clavature (cattiva deriva della insipida operazione puramente commerciale e falsamente gustativa del “Mercato di Mezzo”), localetti grandi come scatole da scarpe che, magicamente, vorrebbero far credere di poter preparare e somministrare decine di piatti ai turisti boccaloni ed inavvertiti che, puntualmente, si lasciano irretire da ammiccanti insegne e fantasiose proposte che nulla hanno a che fare con le vere ristorazione ed accoglienza (a questo punto si impone una considerazione; come fare a riconoscere o quantomeno poter pensare di riconoscere i posti da evitare? Una volta un amico cuoco raccomandò a noi che lo ascoltavamo, di fuggire quei locali che propongono decine di portate, le più diverse ed incompatibili tra loro: una quantità di pizze; innumeri primi indistintamente divisi tra pesce, carne e magari verdure; secondi che spaziano tra mare e monti e, per finire, carrellate di dolci più simili a sampuru, pur senza averne né la classe né la sostanza, che a dessert da gustare. Ma soprattutto, proporzionare l’ampiezza del locale, e quella conseguente della cucina, con il menù proposto. Per cucinare, diceva, serve spazio, e tanto più si cucina tanto più spazio occorre. La regola, quindi, dovrebbe essere: una ventina di piatti in totale, qualcuno in più se il ristorante è di un certo livello. A questo basico elementare consiglio, ne aggiungerei un altro, personale, estrapolato da lunghi anni da cliente professionale: diffidare, diffidare e diffidare ancora dei camerieri, la colpa non è loro lo so, in camicia nera e sgargiante cravatta fluo: se uno, il titolare, non ha gusto nel vestire il personale, come può averne nel creare cucina?). Bistrot, quindi, un termine che va tanto di moda ma improprio e fuorviante. Non, però, nel caso del “TwinSide”. Che del bistrot mantiene le caratteristiche principi partendo, ça va sans dire, dalla qualità della variegata proposta.
Una proposta differenziata a seconda delle varie fasce orarie e, per occasioni speciali, studiata appositamente (per dire: in occasione della biennale Arte-Fotografia viene presentato un toast di pan brioche con cotto di mora romagnola della macelleria Zivieri, fontina d’alpeggio, cetriolini in agrodolce e senape). Certo, sostanzialmente, il “TwinSide” è un ristorante (e come dicevo le proposte del pranzo e del pomeriggio variano rispetto quelle della sera quando interviene in aiuto la cucina del contiguo “Caminetto d’oro”), però è anche un bistrot e come tale può essere usato, e questo è quello che ci interessa, come bar a vin usufruendo della fornitissima cantina (una delle più interessanti in città) che permette una scelta a calice eterogenea ed interessante, scelta tra cui sarà possibile orientarsi affidandosi ai consigli e alla calda professionalità di Francesca, vero e proprio deus ex machina del Twin, che saprà consigliarvi al meglio. Certo, nel canonico orario della cena, la priorità del servizio (in sala la gentile ed attenta Sofia) sarà rivolta ai clienti del ristorante, ma tempo e modo di un gustoso aperitivo (o di un altrettanto soddisfacente dopo cena) magari accompagnato da uno dei golosi piatti infaticabilmente preparati dalla giovane e brillante chef Angela nella bella cucina a vista, è sicuramente possibile.

Un locale, quindi, che coniuga al meglio la tradizione dei bistrot francesi alla tipicità di certi locali italiani, ad esempio i bacari veneziani. E a proposito di questo connubio, ecco un appuntamento da non perdere.
Il prossimo MARTEDI’ 7 novembre, infatti, il “TwinSide” ospiterà i fratelli Spezzamonte di “Estro” a Venezia per proporre una serata di veri cicchetti (tradizionali piccole preparazioni che nei bacari veneziani accompagnano le ombre), pesci di laguna e ombre naturali.
Sarà così possibile assaggiare, tra i cicchetti, le Polpettine di baccalà mantecato con crema di patate o le Guance di coda di rospo in saor con insalatina di songino e chip di polenta o ancora le Seppioline grigliate con crema di zucca al rosmarino senza dimenticare il Tramezzino uova, uova, uova e acciughe mentre, come piatti principali, verranno proposte una Zuppa di pesce di laguna (con crostini di focaccia) e il Baccalà alla vicentina (con polenta biancoperta e radicchio di Treviso al forno). E per terminare quella che si prospetta come una serata assolutamente da non perdere, la Pincia veneziana (dolce tipico dell’epifania solitamente fatto con la mollica del pane avanzato) o la Bussola forte (dolce natalizio di Burano). Raccomandando la prenotazione, non rimane che augurare, a tutti voi, bon appétit.

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