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Il Caffè delle Erbe: un appuntamento irrinunciabile nel cuore di Bologna

Qui al numero 10/d di via Belvedere, un bar al servizio dell’adiacente Mercato delle Erbe (quello da cui si entra da Via Ugo Bassi e dalla stessa via Belvedere, per intenderci) c’è sempre stato. Presente uno di quei bar che aprono presto, e quando dico presto intendo proprio presto, al mattino e magari chiudono presto al pomeriggio dovendo adeguarsi al mercato che, come qualunque altro mercato al mondo, ha orari che sono decisamente diversi da quelli di chiunque altro. Naturalmente, come più o meno ogni bar od esercizio commerciale, anche questo “Caffè delle Erbe” ha avuto i suoi alti e bassi. Ha conosciuto momenti di gloria (alcuni tra i più vecchi, la connotazione è solo per l’anzianità di servizio ci mancherebbe, commercianti del mercato ricordano ancora i tempi in cui si poteva berci il migliore, e se non proprio il migliore uno dei, caffè della città) ed altri che meriterebbero l’oblio più assoluto.

I due titorari: Fabio e Cristian

Poi, i tempi cambiano, a volte più rapidamente di quanto si possa immaginare, e siamo all’inizio della seconda decade del nuovo millennio, la zona del Mercato delle Erbe conosce un rilancio, una bonifica verrebbe da dire, figlia soprattutto della volontà testardaggine lungimiranza di quei, pochi, gestori di locali allora presenti in zona.

Lo so, fa sorridere dire che solo una decina d’anni fa (ma anche molti meno) al posto di quella che è diventata una delle zone principi del pre/nightclubbing cittadino c’era una situazione, non dico di pericolo o di degrado, ma che sarebbe potuta facilmente trasformarsi in pericolosa e degradata.

Bene. Adesso la zona, ed il piacere di trascorrervi lunghe interminabili serate, la conosciamo tutti.

E naturalmente, anche il nostro “Caffè delle Erbe” non ha potuto far altro che cambiare pelle, trasformandosi in un  appuntamento irrinunciabile per chi ama bere, e bene, ottimi Martini.

Ma andiamo con ordine. Parlavo, poco fa, del 2010 o giù di lì. Ed è proprio in quel periodo che il nostro Caffè viene rilevato da Cristian, un vulcanico batterista di coverband fissato con il rock anni ’70 (quello vero, quello duro e puro; per intenderci, Beatles, Rolling, DeepPurple, Doors).

Naturalmente, è il periodo in cui non è ancora esplosa la Mercato/Mania, la densità cairota di bar in zona rende difficile riuscire a distinguersi e ad imporsi.

Ma, come si diceva, a volte le situazioni possono cambiare così in fretta da rischiare di non rendersene conto. La fortuna, ma più la lungimiranza di Cristian, fa sì che chiami a collaborare con lui prima Claudio, un nome conosciuto in tutti gli ambienti dove si beve, e si mangia, in città e poi suo fratello Fabio (chitarrista in alcune delle band di cui prima). L’intuizione, vincente, è quella di trasformare il, per certi versi fin troppo tranquillo “Caffè delle Erbe” (che nel frattempo ha anche mutato la propria fisionomia assomigliando sempre più ad una bar della swinging London degli anni ’70, e in ciò adeguandosi sempre più alla personalità degli stessi Cristian e Fabio) in un GinBar.

Certo, ciò non vuol dire rinunciare al servizio normalmente offerto da un bar normale (ed infatti, ad esempio, la colazione

Caffè delle erbe – il locale

è da provare potendo contare su di una pasticceria davvero  ottima). Semplicemente, viene dato maggior risalto alla scelta dei gin che serviranno a mescolare (non shakerare, occhio) indimenticabili Martini cocktail. La scelta si rivela subito vincente: dagli iniziali 10/12 gin ottimi ma abbastanza trovabili anche in altre realtà, si passa in breve tempo, grazie ad una certosina ricerca sia sul web sia tramite distributori ed importatori specializzati, ad una cantina che, ora come ora, offre una sessantina di gin a rotazione scelti tra i più esclusivi o semplicemente i più curiosi.

Se poi si considera che, assecondando le richieste di una clientela sempre più affezionata e  numerosa, ai gin si sono aggiunte una quindicina di vodka (il principio è sempre quello; a rotazione in modo da poter offrire ogni giorno qualcosa di particolare ed unico) si capirà come non ci si possa esimere dal contemplare il “Caffè delle Erbe” in un ideale tour dei locali dove si beve, e si sta, bene.

Stefano Righini
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