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Il cittadino metropolitano

Il cittadino metropolitano esiste? Oppure esiste solo la Città metropolitana mera sostituzione della Provincia? Nella speranza di essere smentito, ammettiamo che ancora troppo poco è cambiato dal passaggio dalla Provincia all’istituzione di questo ente, ma come si potrà arrivare a costruire un’identità metropolitana o magari esiste già?

La mattina i flussi di traffico, in tangenziale e non, ci dicono già che questa fusione è avvenuta da molto tempo, ma se ci confrontiamo con residenti di altri comuni differenti dal nostro sono ancora molte le differenze tra singole realtà comunali, soprattutto nei servizi alla persona, anche se le funzioni non necessariamente passano per questo ente, ma sono trasversali.

Il tema del Passante è quello che la fa da padrone, perché interessa più comuni sul nostro territorio, ma non può essere l’unico a tenere politicamente banco, mentre bisogna riconoscere gli sforzi fatti nel campo della cultura. La Card dei Musei Metropolitani è un bell’esempio, confortato anche dai numeri.

La percezione che si ha è la mancanza di coraggio. Coraggio da parte degli amministratori nell’essere disponibile a fare un passo indietro per farne tre in avanti, soprattutto nelle scelte strategiche, per una causa che va oltre i “propri” confini. Questa causa non deve, oltretutto, essere assorbita da una deriva centralistica delegata al comune di Bologna, facendo perdere definitivamente il senso di un territorio a vocazione metropolitana. L’elemento di base, per far crescere una cultura metropolitana che riesca a far decollare una visione oltre mura dei singoli recinti comunali, è avere come obiettivo la creazione del cittadino metropolitano, non un’istituzione collage di pezzi assemblati qua e là.

Occorrerebbe lavorare di più sulle buone pratiche, quelle che a volte basta anche solo copiare, quelle che hanno una prospettiva superiore a un quarto d’ora di celebrità dell’evento fine a se stesso. La via delle fusioni tra comuni, come quella ben fatta di Valsamoggia, da l’impressione di essere al palo per motivi politici più che per quelli burocratici.

La Città metropolitana non può rimanere esclusivamente uno strumento per l’accesso a risorse regionali o europee, anche se indispensabili. Si tenti invece di lavorare con l’intenzione che non si è ridotti solo a questo.

A fronte di uno spaesamento istituzionale da parte dei cittadini, dall’Europa in giù, (Brexit, populismo più bieco…) perché non provare ribaltare il tavolo e fare di quest’ente un punto di riferimento, partendo nel nostro piccolo (parliamo di un milione di cittadini)? Utilizziamolo da volano per una crescita culturale e per una visione legata al bene comune. So benissimo quale risposta mi aspetta, un elenco di “stiamo facendo” e a seguire un elenco di azioni intraprese. Le opportunità (Fico, il Centro Meteo Europeo, la crescita del turismo) e gli stessi problemi, la mobilità e la viabilità (il Passante su tutti) sono tanti e molto complicati, la sensazione è che le risposte siano scoordinate, fuori da un quadro logico di visione complessiva. Il Pd principale partito politico che governa la maggioranza delle amministrazioni locali, sembra molto, direi troppo impegnato a gestire il bilancino interno delle correnti, troppo preso a guardarsi dentro, mentre il mondo corre e necessariamente ti lascia indietro se non hai il passo e le orecchie dritte per captare quello quello che succede di fuori. Leggendo i giornali, troppo spesso, balzano all’occhio prese di posizioni personalistiche sia che si parli di fittoni, che di panchine dentro mura. Francamente hanno stancato e sanno di poco, oltre ad avere il merito allontanare i cittadini dalle istituzioni. Vorrei sentire dichiarazioni volte non esclusivamente a semplici difese d’ufficio, impegnarsi magari a parlare meno sui giornali e legarsi di più alla concretezza, a lavorare per l’applicazione del PSM (Piano Strategico Metropolitano), la versione sceglietela voi che sia la 1.0 o 2.0, ma basterebbe la versione Beta. Nel percorso del PSM si è partiti con il piede giusto, quello che viene dallo scambio e dall’ascolto, in poche parole da una relazione con i cittadini, con il terzo settore, con le associazioni di categoria e tra le istituzioni stesse. Bisogna però far si che noi semplici cittadini ritroviamo la voglia di partecipare fisicamente e non semplicemente con qualche click e con qualche presenza in più alle assemblee.

Ma per avere cittadini metropolitani che hanno voglia di vivere e abitare tutta Bologna c’è bisogno di una città metropolitana più visionaria e non una mera somma di amministratori locali.

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