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Il termine mecenate deriva da Mecenate, l’uomo politico che, al tempo dell’impero di Ottaviano Augusto, creò il celeberrimo “Circolo di Mecenate” all’interno del quale erano accolti i più illustri uomini di cultura del suo tempo, tra cui Virgilio e Orazio, Ovidio e Tito Livio e che permetteva loro di svolgere liberamente il proprio mestiere di uomini di lettere, proteggendo e favorendo la loro attività. Ancor oggi con mecenate si intende una qualunque figura, pubblica o privata, che promuova, proteggendoli e favorendoli e finanziandoli, progetti culturali.

Si capirà, quindi, come la figura del mecenate sia importantissima in una società in cui la cultura, specialmente in questi cupi tempi di intelligenza e sapere disattesi e sfanculati impunemente proprio da chi, invece, dovrebbe proporla ed incentivarla (ma non è certo questo il luogo per parlarne) spesso e volentieri è relegata in secondo piano rispetto a quasi qualunque altro aspetto della vita pubblica.

Bologna sotto questo aspetto è una città particolarmente fortunata. Può contare infatti su ben due figure di mecenati  illuminati ed appassionati che investono tempo, risorse ed energie nello sviluppo di progetti dedicati alla comunità. Se di Isabella Seragnoli abbiamo parlato spesso per le mostre e le iniziative del Mast (la Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, il centro polifunzionale e spazio espositivo di via Speranza che ospita sia collezioni permanenti che mostre temporanee) non si può passare sotto silenzio l’esperienza dell’Opificio Golinelli di via Paolo Nanni Costa 14 voluto e realizzato dalla Fondazione Golinelli, esempio unico in Italia di “… ecosistema aperto in cui sono incentrate in maniera integrate le attività di educazione, formazione, ricerca, trasferimento tecnologico, incubazione, accelerazione, venture capital, divulgazione e promozione delle scienze e delle arti …” che promuove l’educazione scientifica e la creatività dei bambini, appassiona gli adolescenti alle scienze ed alle tecnologie, forma i futuri imprenditori mediante percorsi ed esperienze multidisciplinari, accompagna le scuole in percorsi innovativi di alternanza scuola-lavoro e sostiene l’innovazione didattica attraverso la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti oltre a favorire l’integrazione tra ricerca, industria e mercato e a promuovere attività di ricerca, divulgazione e intrattenimento in collaborazione con l’Università e il Comune di Bologna ed altre istituzioni pubbliche e private.

Esiste, però, in questa città fortunata una terza realtà che pur non potendosi definire opera di UN mecenate vero e proprio (non trattandosi cioè dell’opera di una singola personalità illuminata che vuole condividere le proprie possibilità) che, da anni, sta producendo cultura promuovendo, gratuitamente, valore sociale e culturale al territorio ed alla città. Parliamo del CUBO, il museo d’impresa del Gruppo Unipol creato per trasmettere i valori del gruppo stesso attraverso la cultura e l’arte. Si trova a Porta Europa, spazio altro per Bologna, porta d’accesso alla città per chi proviene dal ferrarese, specie di piccola defense cittadina, che tutti hanno potuto notare percorrendo via Stalingrado dirigendosi dai viali verso l’autostrada:  è quel quartiere caratterizzato da quella specie di onda o grande balena che ha ospitato un goloso ristorante in sentore di stella Michelin ed ora, dopo varie vicissitudini, un interessante esperimento di cucina che unisce qualità ad accessibilità nonché un piacevole caffè aperto fino a tarda ora che costituisce il trait d’union con il nostro TirarTardi.

Qui, nella sua naturale, fresca e rilassata appendice dei Giardini del CUBO, in spazi aperti elegantemente futuribili ma anche disabitati fuori dai canonici orari di ufficio, è possibile assistere, fino al 12 settembre (appuntamenti gratuiti a partire dalle 21,15 con cadenza bisettimanale, il martedì ed il giovedì) ad una interessante rassegna che alterna musica (Sergio Caputo e Raphael Gualazzi, Billy Cobham Band e Kenny Garrett, Franco D’Andrea Trio ed Elio, Marina Rei & Paolo Benvegnu) e dibattiti (Gustavo Zagrebelsky e Eliana DiCaro), racconti di vita e di futuro (Lo StatoSociale & MassimoMartelli, Pino Donghi & Chiara Francini) e teatro (Bobo Rondelli, Alessio Boni & Marcello Prayer, Edoardo Leo & Jonis Bascir, Laura Morante & Eugenia Costantini, Fabrizio Bentivoglio) il cui programma completo può essere recuperato sul sito del CUBO.

Iniziata martedì 18 con l’incontro tra canzoni e affabulazione l’Altra faccia della musica con Laura Gramuglia ad intervistare Rossana Casale, la rassegna continuerà il 20 con PierCarlo Padoan e Dino Pisole che discuteranno Al di là di slogan e occasioni mancate.  In seguito, il 25, saranno Arturo Stalteri e Alfredo D’Agnese a raccontare i 50 anni di Woodstock.

Fresco, cultura, bonton, intelligenza e una location davvero alternativa che offrono la possibilità di un piacevole TirarTardi. Che volere di più in questa lunga estate calda?

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