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Il diario di Hannah Arendt

Beth Hamishpath”, la Corte!

Inizia così “Labanalità del male: Eichmann a Gerusalemme”, il diario di Hannah Arendt, inviata del settimanale New Yorker, sul processo ad Adolf Eichmann (Otto Adolf Eichmann,figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo in aereo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso “… in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la seconda guerra mondiale …”), un processo che suscitò polemiche (Eichmann non venne mai legalmente arrestato, ma rapito e fatto passare clandestinamente in Israele, contro la volontà dell’Argentina, dai servizi segreti israeliani in territorio argentino,dove godeva dell’asilo politico; inoltre, nonostante fosse accusato di crimini contro l’umanità, venne giudicato dallo Stato di Israele, il quale non poteva costituirsi parte civile, giacché non ancora esistente all’epoca dei fatti contestati; infine, dal momento che i crimini contro l’umanità commessi da Eichmann venivano considerati crimini contro gli ebrei e che egli veniva giudicato in Israele, risultava contrario a qualunque diritto penale che legittime, gli israeliani, giudicassero il carnefice, e non fosse un giudice imparziale a farlo).

Un processo controverso, quindi, che diede origine ad un testo che fece, e fa ancora,discutere. Un testo che, fuggendo la rassicurante certezza di un facile manicheismo, conclude la propria riflessione sulla natura del Male, banale e per ciò stesso ancor più terribile, costatando come i suoi servitori più o meno consapevoli non siano che piccoli, grigi burocrati: i macellai di quel secolo, così come i pigmei che governano in questo (i Salvini in Italia e le LePen in Francia, gli Orban inUngheria e i Kurz in Austria, personaggi che basano la propria fascinazione e il proprio successo sulla facile presa che il populismo urlato esercita sulle mancanze culturali ed intellettuali dei propri sostenitori) non hanno la grandezza dei demoni: sono dei tecnici,si somigliano e ci somigliano.

Non a caso, le conclusioni della Arendt (Eichmann tutto era fuorché anormale ed era questa la sua dote più spaventosa: sarebbe stato meno temibile un mostro inumano, perché proprio in quanto tale sarebbe stato difficile identificar visi; ma Eichmann non era altro che una persona che sarebbe potuta essere chiunque mentre chiunque poteva essere Eichmann, sarebbe bastato essere, come lui, senza idee, poco intelligente, non rendersi conto di quel che stava facendo, perdendosi in una lontananza dalla realtà che, insieme alla mancanza di idee, formano il presupposto fondamentale della tentazione totalitaria che tende ad allontanare l’uomo dalla responsabilità del reale, rendendolo meno di un ingranaggio in una macchina: “… azioni compiute per ordine superiore …”,queste furono le giustificazioni addotte dai nazisti al processo di Norimberga respinte perché, come disse la corte, “… alle azioni manifestamente criminali non si deve obbedire …”, principio che esiste nel diritto di ogni paese. Ma come si può distinguere il crimine quandosi vive nel crimine? Ed era questo che il processo ad Adolf Eichmann avrebbe dovuto spiegare) sono che l’unica sentenza che avrebbe avuto senso sarebbe dovuta essere basata sulle obiezioni di Karl Jaspers: “Eichmann si era reso responsabile, commettendo crimini contro gli ebrei, di attentare all’umanità stessa, al diritto di chiunque a esistere ed essere diverso dall’altro. Uccidendo più razze si negava la possibilità di esistere all’umanità, che è tale solo perché miscuglio di diversità”.

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