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In attesa dal dottore non si fa più i furbi. Nessuno passa più avanti. Era una roba da anni ’80, adesso ci siamo evoluti e abbiamo capito che tanto per morire si muore lo stesso, e non c’è alcuna fretta per farsi diagnosticare una dermatite. Il solo problema rimane essere guardati per ore da persone che tengono le mani in mano o hanno le mani tenute strette da un telefono. Specie se le mie dita  sembrano un catalogo di tatuaggi tribali di seconda scelta, ed invece è solo la diagnosticanda dermatite di cui so già tutto grazie a un blog di pazienti autorevoli.

“Devo ritirare solo una ricetta che ho chiesto al telefono, entro e esco”. “Per me puoi anche passare davanti a un codice rosso, mia cara, è per tutti solo questione di tempo”. Poi c’è chi non perde l’efficientismo neanche di fronte a una cistite e ha garbo per gli altri, sicuramente meno malati di lui e quindi necessariamente più disponibili e arrendevoli: se concede il suo turno a una bella ragazza, il malato efficiente chiede a chi aspetta dopo di lui se è d’accordo. “Lo devi chiedere a dieci persone, non a me che sono l’undicesima e amo essere sempre l’ultima; quella che arriva in ritardo anche alle scadenze più importanti, fosse anche la morte, e che ha avuto gravidanze covate nella calma millimetrica di 42 + 1 settimane”.

Il mistero della vita rimane in quei rotocalchi mezzi squinternati appoggiati sul tavolino, privi sempre della copertina. Per ingannare il tempo basta fare della filologia: ricostruire la successione delle crisi di governo o l’andamento cronologico degli amorazzi di una qualche starlette. Avanti un altro.

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