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Il Due Agosto nell’era del terrorismo globale

Il Due Agosto nei giorni della globalizzazione del terrorismo. La silenziosa marcia verso la stazione pensando ai cortei, ai fiori, alle lacrime ancora fresche delle tante città sorelle di Bologna. Un assurdo gemellaggio del dolore, ma anche un fortissimo gemellaggio della lotta per battere tutti i terrorismi. Il “Bologna non dimentica” che, nella calda mattinata bolognese, diventa un “Parigi non dimentica”, “Bruxelles non dimentica”, “Nizza non dimentica”, “Dacca non dimentica”, “Ankara non dimentica”….e si potrebbe continuare quasi all’infinito tanto è infinita questa scia mondiale del terrore. Le Monde ha pubblicato l’oscena contabilità di morte del terrorismo: solo dal giugno 2014 (data di proclamazione del “califfato”) in tutto il mondo l’Is e i gruppi affiliati hanno provocato la morte di oltre 1600 persone se si sommano gli attentati commessi al di fuori del suo territorio e le esecuzioni di ostaggi, perlopiù avvenute nel deserto tra la Siria e l’Iraq. Persone innocenti, che andavano in ferie, o al lavoro, o in discoteca o al bar, esattamente come le 85 vittime della stazione. Persone di tutti i paesi e di tutte le etnie, esattamente come i morti del Due Agosto. Forse, con un po’ più di coraggio, la manifestazione di quest’anno sarebbe potuta diventare una occasione di solidarietà e presa di coscienza collettiva con le nuove vittime delle orrende stragi che si sono susseguite nel mondo. Forse si sarebbero potuti invitare i gonfaloni e i sindaci di altre città colpite dai terroristi del 2000. Si sarebbe potuto dare un segnale visibile, forte a livello europeo che Bologna è sempre in prima fila a difendere la libertà e la giustizia di tutti come ha saputo difendere la propria. Comunque, sicuramente, ognuna delle migliaia di persone che stamattina sono andate al corteo di Bologna ha fatto questa triste associazione di idee. Tutti hanno pensato a quella bomba che è sulla nostra pelle e nei libri di storia e a queste bombe che sono ancora calde. Ma tutti, siamo sicuri, hanno anche pensato e sperato che come ce l’hanno fatta Bologna e l’Italia ce la possono fare l’Europa e il Mondo.

Mauro Alberto Mori

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