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Il melone l’hanno “inventato” a San Matteo della Decima

Il melone si coltiva in quasi tutto il mondo. Quello buono l’hanno inventato a San Matteo della Decima. Così almeno credo. All’inizio degli anni sessanta passavo le estati dai nonni nella casa di via dell’Arginino a “Decima”, la più grossa frazione del Comune di San Giovanni in Persiceto, da sempre desiderosa di autonomia amministrativa e secessionista ante litteram. I nonni e gli zii coltivavano, tra le altre cose, grandi quantità di meloni e di cocomeri. Non erano i soli. Attorno lo facevano tutti: tornature e tornature di cucurbitacee, enormi spazi assolati intervallati da “Casetti” in canne o in muratura dove venivano riposti gli attrezzi agricoli e magari qualche brandina per la “gabanella” o per la veglia notturna. Si, perché quando si avvicinava il tempo della raccolta i campi venivano notte-tempo vigilati nel timore di furti o scorribande.

C’era molta determinazione, quasi una psicosi. Per anni un mio conoscente, un certo Sitta, ha raccontato di aver sventato un furto notturno intentato da una coppia, un uomo e una donna, che per passare inosservati fingevano, completamente nudi, di fare all’amore nella propria macchina, a pochi metri dalla melonaia…. Qui iI melone si coltiva da secoli. Dapprima negli orti delle ville patrizie, poi in quelle dei possidenti e dei coltivatori più intraprendenti, infine a pieno campo, assistiti da agrotecnici e da sistemi sempre più sofisticati. Il fatto è che a Decima i meloni vengono su particolarmente buoni, cioè smaccatamente dolci e profumati, consistenti e succosi nella polpa e di bel colore arancione vivo. Il merito è da suddividere in parti uguali tra la professionalità degli agricoltori, quelli della Decima avendo un’esperienza plurisecolare la sanno molto lunga, la fertilità dei suoli e un micro-clima locale del tutto appropriato.

L’orgoglio e la passione di una intera comunità per il melone sono stati infine riconosciuti e premiati. Dapprima con l’inserimento del “Melone di San Matteo della Decima” nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) e poi nel 2013 con l’ottenimento della Indicazione Geografica Protetta (IGP) dell’Unione Europea nell’ambito del “Melone mantovano IGP”. Una beffa? No, realismo. Meglio un riconoscimento di unicità condiviso con altri che nessun riconoscimento. Tanto, lo sanno tutti che quello più buono e’ a San Matteo della Decima. Chi non ci crede può fare un test a Cucombra 2017, sagra del cocomero e del melone, organizzata dalla Associazione carnevalesca Re Fagiolo di Castella dal 30 giugno al 9 Luglio.

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