|

Quando nasce un padre? Può esserci una sveglia puntata tra un prima e un dopo a un orario imprecisato, perché se la maternità è incarnata come dono del corpo, la paternità è lavoro raffinato, legato a un’attesa che ha, – e sembra un controsenso dirlo -, pause, improvvisi balzi e rincorse interne.

E’ un travaglio allungato. “Tu non puoi capire, perché è una cosa che si sente dentro”: lacerante frattura tra yin e yang imperfetti, che rende la questione ancor più cerebrale. Esistono scudi messi a disposizione della natura, altri che vanno forgiati con la pazienza.Partorire resta una cosa da donne, qualcosa di legato alla terra. Diventare padre è la conquista di quella terra. A volte si aspettano anni, a volte non ci si arriva mai o ci si arriva in un déjà vu, quando si diventa nonni.

Nella stanza c’è il solo sottofondo dei suoi battiti fruscianti rimandati dall’eco del tracciato. I calci non li ha dati a te, ma al mondo protetto da quello scudo. Ore e ore attaccati a quel fruscio, sopraffatto infine da un urlo di guerra, che tu combatterai inghiottendo lacrime, maltrattando l’ostetrica, sospirando, perdendo i sensi. In quel momento i sanitari si accorgeranno di come sei e non esiteranno un istante a impartirti crudelmente le prime nozioni di puericultura.

Sempre che tu, saggiamente, non decida di aspettare fuori. Un tempo, caffè su sigarette; ora a rispondere a messaggi sul “come va”, “quanto manca”, “come procede”, “a che ora ha rotto le acque”,“tienimi aggiornato”, “vi pensiamo”, “vogliamo essere i primi a saperlo”, “la zia la informo io”, “da domani cambia tutto”.

Se invece entri, ti chiederanno di tagliare il cordone; non spetterebbe a te farlo e andrebbe rispettata la tua reticenza. Ci sarà da prenderlo in braccio e dargli un bacio facendogli il solletico con la barba ruvida. L’avevi visto dalle ecografie. Avevate chiesto di non saperne il sesso, vi eravati girati dall’altra parte e forse avevate anche firmato una liberatoria all’anacronismo – per la difesa della sorpresa. Che poi è già avvenuto di avere comprato stock di body e tutine rosa, e che la scienza si sia sbagliata di grosso.

Comunque vada, il compito non è iniziato oggi, non per te almeno; è iniziato quando tuo padre ti teneva sulle ginocchia (per poco eh), dopo essersi fatto aspettare per ore o giorni perché era impegnato al lavoro. Un padre a singhiozzo, che spesso ci si chiedeva a cosa servisse. Hai anche tu tutto il tempo. Non hai alcun legame fisico legato alla lattazione indotta dal pianto di un neonato; non hai orologi interni, ataviche empatie uterine che lasciano alla madre l’autorità e il primato di ogni decisione pratica. Una vera rendita da posizione. Prenditela comoda, riposati come una puerpera dovrebbe e non può fare. Non fare nulla, non leggere manuali, non studiare, non credere alla fandonia del tempo di qualità, ma stai con lui più che puoi. Non fartelo amico, lascia scorrere tutto indefinitamente. In un battibaleno sarà più alto di te. Parola di madre.

L’immagine di copertina è di Lorenzo Rondali.

Share Post