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Il piacere del proibito: Clinton o Clinto, il vino illegale dei nonni

Quando il vecchio contadino emiliano voleva dimostrare all’ospite di “riguardo” amicizia o simpatia, la cosa più probabile che poteva accadere, era l’offerta e l’apertura di una bella bottiglia di Clinton o Clinto. Il gesto era accompagnato da espressioni ammiccanti e complici, perché, fin dal lontano 1931, la commercializzazione di questo vino in Italia era vietata, e il privilegio di berne qualche bicchiere doveva essere considerata una rarità e un onore, oltre che un piacere proibito.

In verità si trattava di un piacere assai modesto. Era un vino aspro, dall’aroma selvatico (foxy), di colore rosso intenso che lasciava macchie ovunque, profumatissimo, di bassissima gradazione alcolica, tra i 6 e gli 8 gradi in volume, e quindi poco conservabile, mai oltre la primavera successiva alla vendemmia. Tuttavia piaceva o aveva tanti estimatori. Il motivo? Forse il gusto forte e selvatico, l’origine americana (Clinton e’ una città dello Stato dello Iowa da cui provengono le prime barbatelle), il fascino del fuorilegge o forse le tre cose insieme . Ma perché il Clinton-Clinto era, ed e’ tuttora, fuorilegge? La ragione formale e’ che si tratta di una vite “selvatica” americana, estranea alla “vinifera”, la vite europea, che sola, per legge, può produrre vino dalla fermentazione del succo dei grappoli.

Quella sostanziale e’ la scarsa qualità del Clinton e il timore che in ragione della sua superiore capacità di resistere alle malattie della vite possa sostituire i meno resistenti vitigni di tradizione italiana ed europea, con gravissimo danno per l’enologia di qualità e per l’unicità dei territori del vino. Non trovano invece fondamento le leggende sui danni alla salute umana causati da supposti valori elevati di metanolo e tannino. Comunque, come molte altre cose di questo Paese, il Clinton pur essendo fuorilegge, e’ tra di noi. La legge ne consente infatti la coltivazione per il consumo familiare. Non si può acquistare ma, conoscendo qualche vecchio agricoltore custode della tradizione, possiamo sempre tentare di farcelo regalare!

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