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Il pollo Romagnolo, un autoctono che dorme sugli alberi e ama gli spazi liberi

La terra di Romagna vanta, tra le altre cose, un “gallus” autoctono: il pollo e la gallina di razza romagnola. La sua origine si perde nella notte dei tempi. Di certo popolava quelle terre all’epoca dell’Impero Romano. La sua caratteristica distintiva era la rusticita’, vale a dire una innata resistenza alle avversità metereologiche, una autonoma capacità di procurarsi il cibo, la capacità di alzarsi in volo, il razzolamento in grandi spazi liberi e l’uso degli alberi, soprattutto quelli alti, per il riparo notturno, al sicuro dalle aggressioni dei predatori. Per molti secoli queste caratteristiche gli hanno garantito un posto d’onore nei difficili contesti agricoli del tempo. Poi, con la comparsa degli allevamenti intensivi,  queste caratteristiche di rusticita’ sono diventate improvvisamente un problema irrisolvibile. Il pollo Romagnolo non riusciva ad adattarsi a quel particolare regime di clausura e, soprattutto, i suoi ritmi di accrescimento corporeo risultavano troppo lenti rispetto a quelli delle razze appositamente selezionate, dunque anti economici! È così nell’arco di pochi anni la razza romagnola si e’ ridotta a pochissimi esemplari. L’estinzione e’ stata evitata solo grazie alla ostinazione e alla passione di alcuni agricoltori romagnoli, cultori delle tradizioni e della biodiversità locale e agli apporti scientifici della Facoltà di Medicina Veterinaria di Parma. Adesso è il tempo del rilancio. Il pollo Romagnolo, proprio per le caratteristiche di rusticita’ che lo hanno reso a suo tempo inidoneo agli allevamenti intensivi, può oggi rilanciarsi come espressione di assoluta genuinità, di naturalità ed altissima qualità. Insomma, per chi lo sa apprezzare e per  chi non si rassegna all’omologazione del gusto, ecco a voi il Romagnolo, un pollo come lo allevavano e come lo mangiavano una volta.

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