|

1. In Emilia-Romagna nel 2018 il rischio di povertà o esclusione sociale coinvolgeva il 14,2% della popolazione (in sensibile riduzione rispetto al 17,2% del 2017). La nostra regione si trovava in una situazione nettamente migliore rispetto a quella dell’Italia (27,3% di persone coinvolte in questo rischio). Anche il confronto europeo era positivo: nei 28 paesi dell’Unione la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2018 era infatti pari al 21,9%.
Fonte dei dati: Eurostat/Istat

2. Una delle condizioni che determinano il rischio di povertà o esclusione sociale è la grave deprivazione materiale. Si trovano in questa condizione le persone che vivono in famiglie dove si registrano almeno quattro segnali di deprivazione materiale su una lista di nove situazioni (quali, ad esempio, essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito; non potere riscaldare adeguatamente l’abitazione; non potere sostenere spese impreviste di 800 euro; non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni).
Nel 2018 in Emilia-Romagna la grave deprivazione materiale coinvolgeva il 2,9% della popolazione (in sensibile calo rispetto al 5,9% del 2017). La nostra regione evidenziava una situazione nettamente migliore rispetto a quella dell’Italia (8,5% di persone in questa condizione nel 2018). Molto positivo anche il confronto europeo: sempre nel 2018 nei 28 Paesi dell’Unione la quota di individui in difficoltà era doppia rispetto a quella del nostro territorio (5,8%).

Fonte dei dati: Eurostat/Istat

3. Vivere in una famiglia a bassa intensità di lavoro è una delle tre condizioni che espongono al rischio di povertà o esclusione sociale. Si designano con questo termine i nuclei familiari nei quali il rapporto fra il numero di mesi lavorati dai componenti della famiglia in età da 18 a 59 anni (esclusi gli studenti) e il numero totale di mesi teoricamente disponibili per attività lavorative è inferiore a un quinto. In Emilia-Romagna nel 2018 la quota di persone in età fino a 59 anni che vivevano in queste famiglie era pari al 6,2% (in lieve riduzione rispetto al 6,5% del 2017). La situazione della nostra regione era nettamente migliore di quella dell’Italia, dove l’incidenza di individui esposti a questo rischio saliva a 11,3%. Favorevole anche in questo caso il confronto con l’Unione Europea, che presentava nel 2018 una percentuale di persone in età fino a 59 anni in famiglie a bassa intensità lavorativa pari a 8,8%.
Fonte dei dati: Eurostat/Istat

Obiettivo 1 Agenda 2030 – UN

Share Post