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Il silenzio non è ammesso

Difficile rimanere distaccati dinanzi a scene come quelle che gli Stati Uniti d’America, grazie alle politiche del Presidente Trump, ci consegnano in queste ore.

La disperazione dei minori (circa 2.000) separati dai propri genitori al confine tra Usa e Messico lasciano senza parole. Gli occhi persi nel vuoto di padri e madri rimandati oltre confine ed in attesa di sentenza fanno riflettere.
Il pianto inconsolabile che giunge da dietro le gabbie, appositamente allestite, in hangar e capannoni, risultano agghiaccianti a chi ancora ha idea di cosa significhi solidarietà e diritti civili.
Il governo “planetario” dei processi migratori è indubbiamente la sfida più grande degli esecutivi del mondo, ma certamente non è con azioni disumane che si porrà fine al passaggio di persone da un confine all’altro.
L’interrogativo va posto sulle disuguaglianze, sulle ricchezze mal distribuite, sulla fame e la povertà che muovono persone in cerca del proprio “eden”.
La politica dovrà tenere assieme la cultura dell’accoglienza e della protezione con quella della sicurezza, sapendo distinguere i piani e le singole situazioni.
Soffiare sul fuoco della paura è da irresponsabili, giocare sulla pelle degli inermi è squallido.
A fianco del pianto dei bambini, si levi l’urlo della dignità e della cura.
Il silenzio non è ammesso.
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