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Indovina la guerra fredda

Nel 2005 Andrew Niccol dirigeva Nicolas Cage in “Lord of war”, uno dei miei film preferiti, dove si raccontano i retroscena dei piccoli e grandi conflitti mondiali, visti con gli occhi di un noto commerciante di armi. Ad un certo momento del film il nostro protagonista, Yuri Orlov, commenta gli avvenimenti della guerra fredda, dicendo: “aveva i suoi vantaggi: teneva bloccate le tensioni. Ora è più difficile stabilire esattamente da che parte stare, le cose sono diventate più complicate”.

La guerra fredda aveva creato, in termini geopolitici, una ideale situazione di stallo, con sfere d’influenza definite, pressoché immutabili e con un’importante valenza strategica. Con l’obiettivo di giocarsi a tavolino l’influenza sull’Europa, in quel contesto che potremmo definire il più grande tiro alla fune mai esistito, niente era lasciato al caso. Perché vi parlo di tutto questo? Perché Guardamondo ascolta i bisbigli intorno a sé, quelli che parlano di un ritorno alla guerra fredda, di nuovi blocchi e nuove influenze. Sarebbe possibile? Forse. E probabile? Ecco, questa è una cosa diversa.

Prima di tutto, facciamo mente locale. Due blocchi: Occidentale e Sovietico, un muro, famiglie separate e due nuovi sistemi economici. Sebbene alcuni di questi aspetti si possono ancora trovare qua e là nel il mondo (vedete Donald e la sua passione per muri e separazioni), oggi sarebbe molto difficile il verificarsi di tutte queste circostanze simultaneamente. In realtà, ancor più complicata, sarebbe proprio l’opposizione di due blocchi distinti. Nonostante ai russi e alle loro manie di protagonismo piacerebbe tantissimo uno scenario del genere, sono consapevoli che non potrebbero farcela da soli, problema non irrilevante se si considera il loro atteggiamento da bulletto di quartiere. Dall’altra parte, gli Stati Uniti invece non hanno alcun interesse a fare ritorno ad un modello in cui, per essere paladini della giustizia e far valere i propri interessi, devono collaborare con i cugini della NATO, i quali sono visti come quei parenti che speri non rispondano all’annuale convocazione per il cenone natalizio. La potenza statunitense, infatti, preferisce continuare a vivere sulla sua nuvoletta, dove ancora si sente invincibile e non bisognosa dell’Europa.

Qui il mistero si infittisce. Se una guerra fredda alla vecchia maniera non sembra vedere l’alba, di che cosa stiamo parlando? Ci sono voci riguardo una possibile guerra fredda tutta in casa “sovietica”, la Russia di Putin contro un’alleanza delle ex Repubbliche sovietiche, capeggiate dalla Georgia. Scenario geopoliticamente interessante, ma questa ipotesi deve fare i conti con il fatto che, a prescindere dai trascorsi, alcune delle Repubbliche, forse in preda ad una forma politica di sindrome di Stoccolma, continuano a temere la Russia e, per questo, a sostenerla. Un’altra teoria ipotizza la Cina contro chiunque abbia voglia di contrapporvisi. La lista sarebbe lunga, ma nessuno dei possibili competitor avrebbe il potenziale necessario e sufficiente per reggere a lungo un tale confronto. Una soluzione potrebbe essere il formarsi di potenziali alleanze anti Pechino, ma voi ve li immaginate indiani e russi che improvvisamente praticano l’amore fraterno? O ancora gli americani che elemosinano aiuto magari dagli iraniani? E la Cina? Lei ci starebbe? Indubbiamente intenzionata a dominare lo scacchiere internazionale, è ben consapevole che non le serve una contrapposizione tanto netta per farlo e sceglie la strada dell’economia, del soft power e dei noodles.

La verità è che potremmo continuare questo gioco all’infinito, considerando tutte le combinazioni possibili ed immaginabili, ma esistono alcuni punti fondamentali che, se considerati, ci permettono di capire perché, oggi o in un futuro prossimo, una nuova guerra fredda è decisamente poco probabile. Tanto per cominciare, quale sarebbe l’area su cui contendersi l’influenza? Di certo non l’Europa e, per quanto più quotata, anche l’Africa sarebbe fuori dai giochi, causa ex interessi coloniali e un’instabilità che nemmeno lo spread dopo le dichiarazioni di Giuseppe Conte. Il problema non è solo legato all’area di contesa, ma anche ai possibili partecipanti. Siamo usciti dall’epoca dell’uno contro uno, per entrare in quella del tutti contro tutti, oggi noi contro di voi e domani chi lo sa. La chiamano multipolarità, perché “paura e delirio” sarebbe sembrato il nome di una hit di Gabry Ponte. Per portare avanti un’impresa come quella della guerra fredda servono, neanche a farlo apposta, sangue freddo e nervi saldi. Sapere di chi fidarsi, scegliere una parte e restarci, consapevoli che da quella presa di posizione deriveranno equilibri ben più importanti.

In una realtà come quella odierna, dove l’unica parte importante è la propria, non si potrebbe formare alcun fronte stabile, la guerra diventerebbe anche fin troppo calda e l’arte della deterrenza sarebbe un lontano ricordo. Io con calcoli e probabilità non sono mai stata brava, diverso è per l’interpretazione dei fatti e forse oggi l’unica guerra fredda di cui dovremmo preoccuparci è quella che la terra, stremata dai continui abusi dell’uomo, potrebbe dichiararci per riacquistare influenza su sé stessa.

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