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“I peggiori nemici delle belle arti sono le gambe stracche” (Giovanni Rajberti)

Si è appena conclusa la settimana dei musei. L’ingresso è gratuito ma l’impegno democratico per far avvicinare tutti all’arte si paga con una fila egualitaria. Sospese momentaneamente le prenotazioni degli ingressi, si dovrà calcolare un limite matematico a variabili spazio temporali: se la coda per entrare a Palazzo Pitti inizia a Ponte Vecchio, quanto si dovrà aspettare per vedere la Madonna della Seggiola? Per consentire il flusso della cultura e lasciare sempre sgombre le vie di esodo, ricordarsi che nelle sale non vi sono strapuntini e canapé per far accomodare i malati cronici di sindrome di Stendhal. I globetrotters dell’arte avevano una specie di seggiolino legato alla cintura, che apriva le gambette ai prodromi del collasso. Ma anche ora, il distributore degli energy drinks è ad almeno quattro piani normali di distanza. In fondo all’enfilade del piano nobile, circa otto metri al netto nei cassettoni e interpiani di servizio occultati alla vista, – ma percepiti dalle ginocchia -; variante: cordonata per cavalli, passeggino gemellare e tacco dodici. Tre gambette euclidee efficientissime: poiché si sa, per tre punti non allineati passa uno e un sol piano, per quattro non è detto, e non sempre si ha una zeppa a portata di trolley.

La seggiola di Raffaello, il proprio caro divano, le pianelle di panno, il letto sfondato della locanda di Pratolino o il king-size del cinque stelle a Rifredi: sogni vividi da mescalina, rimpianti pagati carissimi. In coda vi potrei augurare di fare due chiacchiere con una dottoranda giapponese di storia dell’arte. Leggetele il Rajberti per far colpo. Tentate una traduzione simultanea e fatela scappare a casa, sul vostro divano, con le vostre pianelle (“quando arrivammo agli affreschi di Raffaello, il cicerone recitò che alcuni forestieri si mettono perfino in ginocchi dinanzi a quelle maraviglie. Allora io, colpito da una felice inspirazione, esclamai: ― Ah sì? ebbene, io voglio mettermi due spanne più in basso di loro ― e fra le risate degli amici sedetti sul pavimento. Lo credereste? Sedermi e trovar l’Urbinate grande, sublime, immenso, immortale e divino, fu una cosa sola”).

Non potere prenotare l’ingresso online, non avere contezza che alle 15.17 ci si potrà geolocalizzare alla Palatina, ha comunque un vantaggio: non occorre studiare l’incastro con la coincidenza del treno e si aprirà la porta al destino dei treni soppressi. Si sa che ritardi sono zen, ilt empo è un’illusione, anzi una suggestione, l’arte stessa è una suggestione. Si sono abbinati bene i colori di soprabito e scarpe per accogliere, senza vacillare, una svolta fatale. Magari con la studentessa. Davanti alla parete attrezzata, sul tavolo del soggiorno, si sarà lasciata aperta la pagina di un catalogo Electa ancora nel cellophane. Non si sa come, ma Dalì, se è esistito davvero, deve essere esistito per qualcosa.

 

L’immagine di copertina è di Lorenzo Rondali.

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