|

 

Intervista a Piero Ignazi

La sinistra europea è in forte crisi, secondo lei quali sono le quali cause di questa crisi: l’incapacità di affrontare i cambiamenti di carattere economico, le politiche migratorie, dove si annidano le sue principali difficoltà in questo momento storico?

Soprattutto il problema economico, è sfuggita di mano la possibilità di controllare e gestire l’economia, perché l’economia non è più gestita da entità nazionali ma sovranazionali private. In realtà questo controllo l’ha perso anche la destra, ma ne ha risentito di meno in termini di consenso. Lo svantaggio della sinistra sta nel Welfare, base principale delle sue politiche anche per le sue vittorie elettorali. Ogni Paese non può più reggere un sistema (di welfare) come avevamo vent’anni fa. Questo sistema, lo si può avere solo se inserito in un contesto europeo. Siamo nella fase in cui siamo ristretti su problemi nazionali risolvibili solo a livello sovranazionale. Chi ne fa le spese oggi è la Sinistra.

Passiamo a un tema, più locale sul quale si è già detto molto: l’Emilia non è più rossa! ( Per altro il primo incontro pubblico del Tiro, “Le Regioni (non più) Rosse”,  fu preveggente (era il luglio del 2017). È una fase storica da considerare transitoria e recuperabile da parte della sinistra oppure l’Emilia è stata in qualche modo risucchiata e conseguentemente omologata agli “umori” nazionali?

Il problema, è che qui in Emilia-Romagna non si è dato peso ad alcuni fenomeni nuovi che hanno colpito alcune città come Bologna, ma anche la costa romagnola e altre parti del territorio, cioè l’improvvisa crescita del tasso di reati.  Quando si passa da una condizione pacifica, tranquilla, serena a una situazione più turbolenta, le stesse reazioni sono più violente. Credo che questo non sia stato preso in considerazione, né credo sia stato preso in considerazione un problema più generale di tutta l’Italia, cioè la gestione dell’immigrazione. Anche qui non ci sono gli strumenti, nonostante la buona volontà di alcuni sindaci, adeguati per gestire questo fenomeno. Diventa quindi inevitabile che tutto questo sposti l’elettorato a destra. Molto dell’elettorato popolare che prima aveva seguito la sinistra, oggi ha preferito seguire chi parla di protezione e placa queste ansie.

Le elezioni hanno consegnato un Paese spaccato in tre, dove abbiamo sostanzialmente due vincitori – Lega e M5S – e un grande sconfitto – il Pd (insieme a tutto il Centro Sinistra). Le linee programmatiche del Centro Destra e dei M5S sono piuttosto differenti. La legislatura, come abbiamo visto alla Camera e Senato, è però partita con un accordo tra M5S e Lega (Centro Destra), mentre il governo è altra cosa oppure questo accordo è stato un punto di partenza per formare una maggioranza politica tra queste forze apparentemente inconciliabili?

Sono certamente lontane sotto tanti punti, però sono entrambe travolte dall’ebrezza della vittoria, sono al settimo cielo per quello che è successo. Sono riusciti a concretizzare i primi due risultati sull’onda del fatto che: noi siamo nuovi e siamo noi che dobbiamo affermarci e tutto il resto è vecchio. Gli sconfitti sono Berlusconi e Renzi, da questo punto di vista è stato seppellito il patto del Nazareno. In questa prima fase basata su questa spinta emotiva, il M5S con l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, ha dimostrato di poter digerire tutto, votando un personaggio molto più impresentabile dello stesso Romani.

Mentre se si fa una valutazione dal punto di vista politico questo è stato un vero proprio capolavoro. Il M5S in 12 ore ha trangugiato anche questo. Se ha questo stomaco di ferro può ancora andare avanti, perché anche questo in politica serve.

Dipende se poi tutto questo non avrà dei “back crash”! Questo primo approccio potrebbe infatti innescare un effetto boomerang, cioè tornare indietro e colpirli. Sono molto trascinati dalla vittoria, sulla base di questo, pensano di poter andare avanti e di poter rovesciare il tavolo. Va detto che un governo di questo genere sarebbe la vera rivoluzione politica dal ‘48 ad oggi.

Nulla avrebbe un elemento così dissacrante, un partito del 33% che arriva al governo. Un partito, che se al governo, avrebbe il controllo di una buona parte dell’arena parlamentare oltre ad essere completamente estraneo alle stanze di tutti i poteri. Altro che il Berlusconi del ’94, che dietro aveva tutta la vecchia Dc, i socialisti ed era dentro lui stesso a tutti i poteri economici del paese.

Ecco credo, che questo fatto, a Roma inizi a preoccupare qualcuno.

Share Post