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Jim entra nel campo di basket

Oggi ho giocato la mia prima partita nella Biddy League ed è stato il mio debutto in un vero campionato di basket. La Biddy League è per giocatori fino a dodici anni di età. Io ne ho tredici, ma il mio allenatore Lefty mi ha procurato un certificato di nascita falso. Lefty è fortissimo; ci porta alle partite sulla sua famigliare e ci compra sempre tonnellate di roba da mangiare. Sono troppo giovane per aver idee chiare sugli omosessuali ma credo che Lefty lo sia. Anche se è un grande giocatore ed è un uomo forte, gli piace farti cose buffe come infilarti una mano fra le gambe per tirarti su. Quando ha fatto così mi sono molto insospettito. Meglio che non ne parli a mia madre. Non voglio descrivere la prima partita; ho giocato male e comunque abbiamo perso … Finita la partita, mentre si aspettava sul marciapiede della metropolitana della 155esima, Tony Milliano è venuto alle mani con Kevin Dolon. Tony è un mezzo mostro gigantesco che ha sempre voglia di menarsi con qualcuno; Kevin è uno stronzetto che non sa fare a meno di spandere … c’era poco da ridere ma era interessante; a me non piace fare a cazzotti ma mi piace un sacco guardare gli altri che lo fanno. Kevin mi ha chiesto di saltare addosso a Milliano da dietro ma … chi ha voglia di dare una mano a quello stronzetto? Mi caccia sempre nei guai giù a St.Agnes, la nostra scuola. Giusto oggi è andato a raccontare a suor Mary Grace che sputo su quelli del primo anno dalla finestra della mensa.

Jim entra nel campo da basket” di Jim Carroll (James Dennis Carroll, NewYork 1949-2009. Poeta, romanziere e musicista punk).

Perché leggerlo.

Perché (anche se in realtà il basket non è l’argomento principale del libro) siamo a Bologna e Bologna è BasketCity.

Perché è giusto di questi giorni la notizia che faranno un film su John “Kochise” Fultz.

Perché da questo romanzo Scott Kalvert trasse un film (“Basketball diaries” inopinatamente tradotto in italiano “Ritorno dal nulla”) con Leonardo di Caprio, Mark Wahlberg, Juliette Lewis e Lorraine Bracco.

E perché, soprattutto Jim Carroll scrive dannatamente bene (di lui Jack Kerouac disse: “A tredici anni, Jim Carroll scrive meglio dell’ottantanove per cento dei romanzieri di oggi”).

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