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Kuijer, un autore per ragazzi ma non solo

Io sono un po’ fighetto (solo un po’? vabbè, sono un bel po’ snob).

Per dire, da ragazzo, da studente, schifavo le biblioteche. Posti vecchi, polverosi, per gente vecchia, polverosa. Così le vedevo all’epoca. Fighetto com’ero, se mi incuriosiva un libro, romanzo saggio di qualunque tipo si trattasse, me lo compravo (ancora adesso ho una biblioteca personale varia e variegata, credo molto interessante). Perfino i libri di studio, all’università, compravo (e poi, una volta usati, una volta studiati, mi seccava rivenderli). Sarà che li avevo personalizzati, sottolineati, evidenziati (gli unici libri, e nemmeno tutti, quelli di studio che rovinavo segnandoli; gli altri, i saggi, i romanzi, libri di foto, testi teatrali, una volta letti e se piaciuti riletti e letti ancora, potrei riportarli in libreria e sostituirli tanto intonsi paiono). Solo l’Archiginnasio, per ovvi motivi, frequentavo non riuscendo a trovare altrimenti certi testi, non potendo consultare altrimenti certi volumi. Di quegli anni per me felici conservo credo la libreria non universitaria più completa  dedicata al teatro tedesco da fine ‘800 fino agli anni trenta/quaranta del ‘900. Piacere, passione, utopia di tramutarle, il piacere e la passione, in qualcosa di più, in professione magari.

Con gli anni, qualcosa, molto, è cambiato. L’ipotizzata professione non si è concretizzata e gli anni sono passati, ma la, anzi le, librerie in casa sono aumentate e aumentate e aumentate ancora. Finché lo spazio è diventato quello che è, insufficiente a permettere il continuum dell’accumulo (certo, il fattore economico ha avuto un peso, ma non è solo questo).

Poi, una volta inaugurata, come tutti ho cominciato a frequentare la SalaBorsa. All’inizio per curiosità, poi perché, oggettivamente, mi permetteva di soddisfare quelle curiosità momentanee senza dover necessariamente acquistare il libro che tale curiosità aveva suscitato (una delle librerie di casa, stracolma, è dedicata ai libri comprati per una qualche forma di curiosità, curiosità che non è stata soddisfatta o è rimasta delusa, lasciandomi, appunto, una libreria di libri che non mi sono piaciuti, che non ho nemmeno terminato, che non ho proprio letto; e che, come detto all’inizio, non riesco a vendere, regalare, buttare). Con il tempo, un tempo brevissimo in verità, mi sono accorto che la SalaBorsa non faceva per me, troppo troppo impersonale, troppo troppo casino condensato in una struttura asettica, farmaceutica direi. E il personale, non tutto chiaro, ma in larga misura disinteressato, scorbutico, senza la più pallida idea di cosa stesse catalogando o dovesse consigliare. Epperò, la scoperta della biblioteca, il poter soddisfare ogni curiosità liberamente senza impegnare spazi e risorse, mi aveva contagiato. Ecco quindi che cominciai a frequentarle, le biblioteche. Quelle di quartiere trovando, nella maggior parte dei casi almeno, competenza e curiosità, stimoli e disponibilità, possibilità di confronto e consigli (perché in fondo è questo quello che si dovrebbe chiedere ad un bravo bibliotecario, una consulenza, un consiglio, o la pazienza di soddisfarli. Per questo, la curiosità, la voglia di raccontare, il piacere di condividere, ho scoperto questo scrittore, Guus Kuijer, olandese, classe 1942 che debuttò come autore per ragazzi negli anni ’70, quando i libri per bambini erano considerati una via per costruire un mondo migliore. Da ricordare, tra i tanti titoli, soprattutto la serie (“Per sempre insieme, amen”, “Mio padre è un PPP”, “Un’improvvisa felicità”, “Con il vento verso il mare” più un quinto non ancora edito in Italia) incentrati sulla figura della piccola Polleke, dodicenne olandese alle prese con i problemi tipici della propria età, ma non solo.

Una lettura piacevole, piatta, tranquilla, senza tante sovrastrutture, senza alcun bisogno di dimostrare, di dichiarare. Ma anche una scrittura profonda ed intensa, sentita e partecipe. La dimostrazione dimostrata che non è necessario parlare difficile o alto per raccontare di cose importanti come razzismo e integrazione, religioni e sessualità, scomparsa delle persone care ed ecologismo, natura e civiltà.

Per questo motivo, la scoperta di un autore che valga la pena leggere o quella di un personaggio per certi versi indimenticabile, bisogna essere grati ai bibliotecari, quando i bibliotecari sono curiosi, quando sanno, conoscono e consigliano assaporando il piacere di consigliare.

Per questo motivo, la scoperta di Kuijer, un autore che parla ai bambini c0n schiettezza, ironia e profondità e che incanta il lettore adulto con l’intelligenza e la pulizia della scrittura e quella di Polleke (una protagonista che attraversa le difficoltà dell’adolescenza con leggerezza e poesia, regalando a tutti il segreto di una vita felice), delle sue amiche Consuelo (messicana in fuga da orrori irracontabili) e Caro, del fidanzatino marocchino Mimun,  della sua famiglia allargata e difficile (il babbo Gerritt/Spik, la mamma Tina, il maestro Walter, il nonno e la nonna, la giovenca Polleke anch’essa), sono grato, davvero grato, agli amici bibliotecari della biblioteca “Borges”.

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