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La banalità del post-virus

Devo essere onesto, in questo periodo di quarantena, come credo un po’ tutti, non sono mancati i momenti di scoramento e tristezza: dopo l’ennesima video-chiamata con i parenti e gli amici, tua figlia che ti chiede e richiede perché c’è il virus e quando finirà, le preoccupazioni per il lavoro, alcune tristi notizie che arrivano da persone a cui vuoi bene…

Uno scoramento alimentato inevitabilmente dall’incertezza del periodo che stiamo vivendo: quando finirà? Come ne usciremo? E se dovesse durare più del previsto? E se i dati dei contagi dovessero tornare ad alzarsi? Si potrà mai tornare a quella che fino a 2 mesi fa consideravamo normalità? Ha senso cercare di tornare alla “normalità” che ha portato all’attuale crisi?

Quando tutti questi dubbi mi affliggono e mi rendo conto che il mio ottimismo sta cedendo il passo ad una lenta depressione mi rifugio in Facebook per tornare ad avere fiducia: come potrebbe andare male con la quantità di esperti in gestione delle pandemie e “Fasi 2” che si ritrova questo Paese? Una massa enorme di epidemiologi, gestori di crisi, economisti, esperti di MES e Politiche europee, comunicatori politici e chi più ne ha più ne metta. Menti e braccia “in quarantena” che – sono sicuro – stiamo aspettando di sciogliere per quando il gioco si farà davvero duro.

All’interno di questa massa di persone dotate solo di certezze (dalla quale purtroppo sono escluso) ed ovviamente critiche rispetto ad ogni provvedimento e/o dichiarazione fatta dal Governo a livello nazionale ed europeo, c’è una categoria che per morbosità personale (ognuno ha le sue) mi incuriosisce e attira sempre più delle altre: i politici. Nello specifico quei politici che all’interno della maggioranza di governo non perdono occasione per fare “distinguo” e alimentare polemiche interne; che anche davanti una pandemia mondiale non riescono ad uscire dalle logiche dei loro giochetti e cambiare anche solo momentaneamente lo schema di gioco che hanno sempre utilizzato: alzare costantemente la posta in palio, minacciare crisi di partito e di governo per poter trattare un posticino in più, una delega in più, uno zero virgola in più nei sondaggi.

Membri e componenti di partiti e correnti più disparate – fomentati dai loro “leader maximi” (anche qui, ognuno i suoi) – non perdono occasione per criticare l’operato del Governo e della maggioranza che lo supporta (e di cui a volte fanno parte). Minacciano crisi di governo, rilasciano interviste, invocano elezioni (in piena pandemia! Le elezioni!)  lanciano segnali con i franchi tiratori in Parlamento: alcuni di loro fanno clamorosamente finta di ignorare che hanno fatto di tutto perché questo governo e questa strana maggioranza iniziassero il loro percorso (salvo poi rimanerci incastrati come dei piccoli alchimisti). Si indignano, s’infervorano, dicono e sostengono tutto ed il contrario di tutto e son sempre dalla parte giusta. Sono sempre loro che spiegano gli errori degli altri.

Orfini ieri ha scomodato addirittura Ingrao per rendere pubblico il proprio disappunto nei confronti del suo Partito e del Governo.

Ora lasciando stare le storie politiche dei singoli, il tema vero è che l’attuale classe politica (e dirigente) di maggioranza e opposizione pur avendo tutto il santissimo diritto di criticare questo governo e la maggioranza – che, ci tengo a precisare, non credo sia esente da errori – non rappresenta e non rappresenterà mai la soluzione, perché semplicemente è parte integrante del problema.

Quando penso alle alternative politiche all’attuale maggioranza mi vengono i brividi.

In un momento in cui bisognerebbe davvero ripensare le nostre società e le nostre democrazie, ripensare il welfare e come finanziarlo, ripensare a come rendere realmente sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico il nostro sistema di sviluppo noi discutiamo di quando potrà ripartire il campionato di calcio, di quando si potrà tornare a messa o del perché una determinata attività può riaprire in una data invece che in un’altra. Come se nulla fosse. Come se l’attuale crisi sanitaria non avesse reso evidenti – ancora una volta – tutti i limiti della deregolamentazione e delle liberalizzazioni messe in atto dagli anni ’80 in poi.

Davvero l’obiettivo è quello di tornare a parlare di “porti aperti/porti chiusi”, del “privato che è più efficiente del pubblico”, “della riforma costituzionale”, “dei buonisti”, di “Euro si/Euro no” etc.? così, come se l’attuale crisi fosse stata solo un brutto sogno?

Ci strappiamo le vesti davanti l’Europa per chiedere “solidarietà” (a proposito: solitamente quando si chiede a qualcuno di condividere un debito per prima cosa bisognerebbe avere il buon senso di non insultarlo) ma mai – e dico mai – che ci si ponesse il problema della “solidarietà nazionale”:

  • patrimoniale sui milionari? Ma stiamo scherzando!?
  • Tassazione equiparata tra lavoro e capitali? Che oscenità!
  • Garantire un sistema di tassazione comune a livello europeo che non permetta deplorevoli fenomeni di dumping fiscale che con la crisi economica inevitabilmente si rafforzeranno? Eh si! e magari gli asini volano!

Nessuna forza politica che si ponga il problema di cambiare i propri assunti, messaggi e proposte. Che ritenga utile lanciare una riflessione seria sul futuro.

Ma qual è il problema? Non c’è tempo per queste cose. C’è da fare e condividere i MEME sull’ultimo discorso di Conte.

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