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Le bufale, o fake news come spesso vengono chiamate oggigiorno, sono sempre esistite e molte si tramandano da secoli e fanno parte ormai delle nostre convinzioni storiche. Maria Antonietta di Francia disse veramente “Se non hanno pane, che mangino brioche!”? E nel 1947, i militari USA effettuarono davvero un’autopsia di un alieno a Roswell?

Se in passato le bufale potevano circolare per decenni e per secoli, oggi le bufale hanno vita più breve. Ma spesso possono provocare danni ben più gravi.

Soprattutto in periodo di campagna elettorale, le bufale/fake news possono giocare un ruolo importante e orientare l’elettore a scegliere un partito o un candidato piuttosto che un altro. Se da un lato internet ha il potere di amplificare le bufale, dall’altro ci dovrebbe aiutare a smascherale con più facilità. O almeno così dovrebbe essere.

Un ruolo fondamentale nella diffusione di bufale o notizie spesso poco attendibili viene giocato dai social media, che sono il vero amplificatore delle fake news. E’ come una catena di Sant’Antonio che si alimenta attraverso il passaparola.

Ma come capire se una notizia è vera o si tratta di una bufala? All’origine delle fake news c’è la disinformazione, quindi va da sé che il modo più pratico per capire se una notizia è vera o falsa è informarsi. Certo nella giungla di internet non è sempre facile orientarsi, ma ci sono molti siti che possiamo utilizzare per verificare l’attendibilità o meno di una notizia.

Partiamo da due esempi: “Emergenza sbarchi” e “Invasione di migranti”, uno dei temi al centro della campagna elettorale in queste settimane.

Sul dizionario della Treccani tra le varie definizioni della parola emergenza ce ne sono 2 cha hanno attirato la mia attenzione: 2. a. Circostanza imprevista, accidente; 2. b. Sull’esempio dell’ingl. emergency, particolare condizione di cose, momento critico, che richiede un intervento immediato, soprattutto nella locuzione stato di emergenza (espressione peraltro priva di un preciso significato giuridico nell’ordinamento italiano, che, in situazioni di tal genere, prevede invece lo stato di pericolo pubblico).

Viene da chiedersi? Gli sbarchi di profughi e migranti economici sono davvero una circostanza imprevista e imprevedibile? Costituiscono davvero un “momento critico”? O sono piuttosto una realtà con cui dobbiamo fare inevitabilmente i conti, da non gestire più come un’emergenza ma come un fenomeno che ormai dura da parecchi anni e che durerà per chissà ancora quanto?

In secondo luogo, si tratta davvero di un’invasione? A guardare i dati dell’ Istat, della Fondazione Migrantes, dell’UNHCR verrebbe da dire di no. Ma si tratta piuttosto di un flusso costante, con picchi dovuti alle varie guerre e carestie che spesso divorano l’Africa subsahariana e alcune zone del Medio Oriente, con il quale volenti o nolenti dobbiamo fare i conti.

Ecco, credo che il vero antidoto contro la disinformazione e le bufale sia l’accesso a un’informazione corretta e precisa ma anche un maggiore investimento, partendo dalla scuola, su un’alfabetizzazione digitale durevole, fondamentale per costruire le coscienze dei cittadini.

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