|

 

Mafia, il peso delle sentenze e quello dei silenzi

Educazione, informazione, prevenzione. Contro la mafia con queste armi. L’Emilia-Romagna è costretta a fare i conti con la criminalità organizzata di origine mafiosa. Non è da oggi, ma è dalla sentenza di primo grado del processo Aemilia, con la sua drammaticità nell’evidenziare l’estensione e la pericolosità del fenomeno, che nella nostra regione il tema deve essere al primo posto della agenda politica, sociale, di tutti i cittadini. Il Tiro ha provato a farlo, organizzando un evento per discutere di criminalità organizzata proprio all’indomani della sentenza. Ed è stata una esperienza molto positiva: sala piena, molti giovani, grande interesse, una eco positiva in tutti i commenti, relatori competenti e interessanti alla serata che è “andata in onda” martedì 6 novembre al Cortile Caffè. Una serata in controtendenza con un discorso pubblico che sembrava e sembra non voler tirar fuori la testa dalla sabbia: informazione e politica guardano con fastidio l’evidenza di questo fenomeno che ci è arrivato in casa.

Lucia Musti, Stefania Pellegrini e Loris Mazzetti, i tre relatori del dibattito del “Tiro”, hanno messo l’accento proprio su questo aspetto e così hanno coinvolto il pubblico. Due ore di discussione non sono riassumibili (a questo link è possibile vedere le interviste che abbiamo fatto ai protagonisti: https://www.youtube.com/playlist?list=PLqr74q-2hGV3rS13MZAawfbYCeiPKXAHd) , ma le tre parole usate all’inizio possono dare il senso di quello che si è detto. Da una parte si è parlato dello stato delle cose, cioè di come è radicato e ramificato il fenomeno in Emilia Romagna. Dall’altra si è provato a tracciare una idea di cosa si può fare. Di fronte alle domande del nostro Alessio Vaccaro, il procuratore di Modena Lucia Musti (che per 6 anni è stata alla DDA, direzione distrettuale antimafia, dell’Emilia Romagna) ha spiegato come dagli anni novanta le ‘ndrine calabresi abbiano preso lentamente possesso del territorio in molte province emiliane (Reggio, Modena, poi la Riviera, poi ovunque) da una parte per il controllo di attività criminali (droga, prostituzione, gioco d’azzardo) dall’altra anche con l’ingresso nell’economia della zona e col riciclaggio.

La professoressa Pellegrini, docente di Sociologia del diritto a Giurisprudenza e direttore del Master in Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie, è entrata nel dettaglio della mappa della criminalità organizzata uscita dal processo Aemilia e poi sul ruolo che deve avere l’educazione e l’informazione. Proprio su questo versante del problema il giornalista e autore tv Loris Mazzetti, lo storico braccio destro di Enzo Biagi, ha affondato la lama. Due i nodi: da una parte la timidezza con la quale quotidiani e tv hanno affrontato l’emergenza delle infiltrazioni: poche (anzi praticamente nulle9 le inchieste, le notizie, l’interesse mostrato nel corso degli anni. Dall’altra lo scarso peso dato in questi anni, mesi e giorni al processo Aemilia passato quasi come una scomoda routine sui media.Del resto informazione e politica, alla fine, sono stati i grandi assenti (in tutti i sensi) della serata. Per quanto ci riguarda, invece, il discorso e l’impegno iniziato con questo incontro pubblico andrà avanti, perché il problema infiltrazioni mafiose nella nostra società non si risolve con un processo, e neanche con un’iniziativa.

Qui il link alle foto dell’incontro: https://photos.app.goo.gl/8PYpsKFo4YNzXFYv5 

Share Post