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La domenica scorsa del basket bolognese

Quello che non le riesce in campo, subire dagli avversari, la Fortitudo lo deve affrontare sugli spalti, un luogo in cui la stupidità sembra farla da padrona. E’ di domenica, infatti, l’ultimo colpo di genio di quegli imbecilli che, nascondendosi dietro il paravento, del tifo pensano di poter fare quello che gli pare, soprattutto se quel qualcosa è una cosa stupida.

Succede con la partita ancora in bilico (Mantova ce la sta mettendo tutta, spremendo ogni stilla di energia possibile alla ricerca di una improbabile ed impronosticabile sorpresa e la Fortitudo sembra uno di quei cagnoni, grossi e rognosi, addormentati che ogni tanto uggiolano nel sonno ma si vede, lo si sa, che sono comunque pronti a balzare ed azzannare se solo se ne presenti l’occasione) e sulle gradinate succede il finimondo tra tifosi della stessa fede (ma sarà davvero così?). La causa è uno striscione che il gruppo de “Gli Unici” appende ad una balaustra considerata proprio territorio dalla “Fossa” (ma si può essere più cretini?). Certo, dietro c’è anche altro (gli appartenenti alla “Fossa” storici esponenti del tifo organizzato, apartitici ed apolitici e solo baskettari, gli altri, “GliUnici”, politicizzati beceramente a destra e sempre pronti allo scontro). Finisce a sganassoni e polizia prontamente allertata a fare ala alle due fazioni all’uscita dal Piccolo Madison di Piazza Azzarita.

Passa così in secondo piano la vittoria, in rimonta e sudata, di una Fortitudo forse più attenta e concentrata su ciò che succede sugli spalti che su quello che dovrebbe fare in campo. Basta però che torni a pestare le tavolette Mancinelli, l’antico capitano, ed ecco che tutto torna al suo posto, riconsegnando ai biancoblu la certezza di essere la Milano della LegaB, imbattibile ed ingiocabile da parte di praticamente tutte le squadre del suo girone (le migliori, Treviso Verona Udine la stessa Mantova le abbiamo già viste e il risultato è sempre stato lo stesso: asfaltate). Certo il campionato è lungo, ma se anche la brillante Mantova conduce a lungo ma alla fine viene sepolta nonostante una serata in cui viene certificato che quelli che sembravano buoni (i Benevelli, i Pini, i Venuto ecc…) sono quello che si sapeva e cioè nulla più che modesti comprimari e quelli che si sapevano buoni davvero (i Mancinelli, i Rosselli, i Leunen e, ma sì, anche i Cinciarini) giustificano il credito a loro assicurato nonostante gli alti e bassi (l’unico a metà del guado è Hasbrouck che continua a stampare ventelli, ma a babbo morto e non quando la partita è dura) non si vede davvero come possa fare la Fortitudo a perdere, se non suicidandosi, le fatidiche 7/8 partite che potrebbero statisticamente farle sfuggire l’unica promozione diretta.

Passando alla Virtus, è ufficialmente aperta la prima, speriamo l’ultima, crisi stagionale. Poco conta che tra le due sconfitte di campionato (due ventelli di cui il più sanguinoso sembrerebbe essere quello in casa con Cremona, ma a Venezia l’anno scorso si era perso, per sfiga e con una squadra mooolto più debole, di uno e c’era in campo la causa di tutti i mali, AG) si sia battuto Bayreuth in Champions (visto il livello delle contendenti, una vera CoppaDelNonno). Il gioco è stato lo stesso, deludente, individuale ma più ancora egoista, senza nerbo, volontà, passione. L’idea, a parte che una volta di più la squadra sembra costruita male (è piccola e corta e non c’è atletismo tra i lunghi) è che pecchi la squadra e pecchino alcuni giocatori di gelosie nemmeno tanto latenti. Per dire, il ritorno sui suoi standard di Aradori (per carità, non un fulmine di guerra nemmeno lui, ma voglia e grinta ce ne sono) sembra aver demoralizzato il duo Taylor/Punter che paiono subire il carisma e lo spazio preteso dal giocatore stesso e dagli schemi del coach (che di suo ce ne sta mettendo negli sbagli che contraddistinguono il cammino della Virtus fino ad ora). 

Aradori, Virtis

In più, i continui infortuni (Qvale prima e Martin ora, il cui guaio al flessore si spera lo tenga lontano dai campi per un paio solo di settimane), non facilitano certo la coesione negli allenamenti, quella stessa coesione che dovrebbe tradursi in fame in campo.

Nulla è compromesso, ci mancherebbe, il miniciclo terribile in campionato è passato ed il probante quattro su quattro in coppa garantisce con ottime probabilità (ne basteranno altre quattro nelle prossime dieci partite che ancora mancano) il passaggio del turno.

Sono il gioco e la squadra che fino ad ora latitano, ma il tempo è dalla parte del progetto.

M’Baye, Virtus
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