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La guerra al tempo del Coronavirus

La guerra contro il coronavirus e’ in pieno svolgimento . Sara’ lunga e richiede’ molti sacrifici. L’arma decisiva e ‘finale’, il vaccino, sarà’ forse pronto fra 12 mesi. Tutti i Paesi ormai annunciano di ‘essere in guerra’. 

L’uso della parola ‘Guerra’ per indicare la lotta contro un pericolo o una minaccia e’ recente: la guerra ai tumori, all ‘Aids, al terrorismo, all’ignoranza, alla povertà’ (Johnson, nel 64, per fare approvare ad un congresso riottoso il più’ coraggioso programma di giustizia sociale mai attuato negli USA dovette usare la parola guerra: votare contro sarebbe diventato anti patriottico).

E cosi’ giornali, tv, politici ed opinione pubblica adattano il linguaggio. ‘Ci vuole un Piano Marshall!’ ‘Schierare l’esercito!’ Medici e infermieri ‘lottano in Prima Linea!’. Di per sé nulla di grave  se non fosse che nella psiche collettiva al richiamo della guerra potrebbero subentrare le tentazioni delle guerre reali e dei dopoguerra reali. A tal proposito è’ stato pubblicato un magistrale saggio di Susan Sontag del 1978 https://www.nybooks.com/articles/1978/02/23/disease-as-political-metaphor/.

Il Presidente magiaro Orban per primo ha dato l’esempio, richiedendo ed ottenendo i Pieni poteri. Trump, dal canto suo, ha utilizzato una legge dimenticata risalente alla guerra di Corea (1953) per sequestrare nel porto di Bangkok (e dirottare poi verso gli USA) un carico di materiale sanitario in viaggio dal Vietnam alla Germania. Qualche governo ha autorizzato misure che richiamano più’ o meno letteralmente lo ‘Sparate a vista’ (Filippine, Brasile).

Sempre Trump ha attaccato l’OMS , rea di non etichettare la pandemia con il bollino ’cinese’ e annunciato che gli USA non verseranno più il proprio contributo.

Il nostro Capitano, reduce dalla guerra ai barconi,  aveva chiesto i pieni poteri già’ da dimissionario ( forse in previsione della futura influenza stagionale). Avesse potuto ,ora non si sarebbe tirato indietro e non avrebbe sfigurato . 

Proviamo ad immaginare : 

Prima avrebbe detto che lui non avrebbe mai chiuso l’italia  ( in effetti lo ha detto da civile cittadino ), si sarebbe fatto un drink al Papete, poi avrebbe chiuso i porti in Sicilia e Puglia , indi avrebbe schierato l’ Esercito, avrebbe intimato alla Fiat di produrre mascherine e avrebbe fatto discorsi trionfanti all’audience mediatica vestito da Chirurgo.  L’utilizzo di social e reti televisive 24 ore non stop sarebbe diventato un obbligo di servizio pubblico (le domande ovviamente solo se compiacenti). Solerti servizi di sicurezza avrebbero scoperto in un capannone di Prato un carico di mascherine sottratte al popolo. Il mantra utilizzato: gli Italiani prima di tutto! Ma almeno ci saremmo risparmiati il Fontana ed  il Gallera quotidiani !

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La ‘guerra’ alla pandemia e’ un controsenso. La guerra è’ fatta di uomini contro uomini, e’ la forma più’ estrema di movimentazione di uomini e mezzi.  E’ promiscuità, incursioni, ritirate, rastrellamenti. Per questa guerra invece dobbiamo stare a casa ed aspettare, ci portano persino la spesa a domicilio e ci riempiono di serie televisive.
Gli oppositori alla conduzione della guerra invece di andare in galera o davanti al plotone di esecuzione sono liberi di scorrazzare tra le radio, i giornali e le TV.
La stessa Quarantena e’ un abuso linguistico. In quarantena si stava chiusi in una nave, oppure su un isola, o dentro una citta’ murata. Ma pure in quelle condizioni strette la vita ‘sociale’ non era ridotta alla famiglia. Stavolta ci troviamo di fronte ad una quarantena e ad un ‘distanziamento sociale’ che sono l’opposto della civiltà’ urbana; la possibilità’ di comunicare e’ enorme, priva di confini, i corpi invece diventano inaccessibili. Una specie di ritorno alla società’ agraria, dove le distanze esistevano anche fra padre e figli. Praticamente un esperimento senza precedenti fra confini fisici anacronistici e comunicazione sconfinata.

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Ma andiamo con ordine. I Flagelli dovuti a batteri, germi e virus ci sono sempre stati. Alcuni endemici, come il vaiolo e la malaria, altri periodici come le pesti ed il colera. Nelle altre epoche non si evocava la guerra per difendersi dalle piaghe micidiali.
Le guerre erano cruente ma facevano pochi morti. Si moriva più’ per le ferite che in battaglia. Il vero flagello era rappresentato dalle razzie e dalle violenze che gli eserciti erano liberi di compiere nelle campagne, ed eventualmente nelle città’ vinte. Il soldo della soldataglia era rappresentato in gran parte da queste licenze.
La peste invece quando arrivava non conosceva vinti e vincitori, ricchi e poveri, potenti od oppressi – la famosa Livella sociale.
La prima peste ‘mondiale’ e’ ‘nera‘  ed arriva in Europa dall’oriente a circa metà’ del 300.  Gli storici ci dicono che i Mongoli (da molto tempo signori della Via della Seta) mentre cingevano d’assedio i Genovesi a Caffa (città fortificata sotto il controllo della Serenissima in Crimea) portavano con loro’ i germi della terribile pestilenza. E nonostante la loro straripante superiorità’ di mezzi e uomini, non riuscivano a smaltire la quantità’ di morti che ogni giorno si verificava tra le loro truppe a causa della malattia. Decisero allora di catapultare  migliaia di cadaveri nella città’ assediata. Pensavano che fetore e contagio avrebbero posto fine alla resistenza della città’. I genovesi, gente tosta, tra la morte per peste o per impalatura scelsero di resistere. Finito l’assedio per esaurimento e decimazione dei mongoli, i pochi Genovesi superstiti (immunizzati ed immuni) presero la via del ritorno ma  portarono con loro la peste in Europa (probabilmente furono i topi nelle stive). Finì’ così’ la prima guerra batteriologica documentata, ma continuo’ il viaggio della pestilenza.  Ogni scalo un piccolo focolaio. A quei tempi la peste impiego’ un decennio a fare il giro d’Europa.  
A Firenze, città’ in grande sviluppo (sempre gli storici ci informano) la popolazione diminuì’ tra il 30 ed il 40%. Il problema abitativo, a lungo la più’ grave preoccupazione del Comune, trovo’ una temporanea soluzione.
Stranieri, vagabondi, mendicanti, medici malfidati furono subito sospettati di essere i portatori di sventura. Anche i peccatori non se la passarono liscia. Alla pulizia (la scopa del Manzoni) della peste fece una piccola aggiunta anche l’eliminazione di parte degli appartenenti alle categorie prima menzionate. 
Nei paesi un po’ sopra le Alpi – Catalogna, Svizzera e città’ renane (sempre più’ precisi e scientifici di noi) – si dedusse che, essendo la punizione inviata dal buon Dio, gli agenti pestilenziali non potevano che essere gli ebrei. Interi quartieri furono dati alle fiamme, i loro beni confiscati ed i pochi superstiti esiliati. Fu’ il primo sterminio su larga scala e su base etnica della storia moderna. Il Papa cercò’ di scagionarli , ma non avendo il potere o il volere di occuparsi di loro, lascio’ fare, per cui anche in italia vi furono delitti contro gli ebrei, seppur di minore entità’ .
L’unica e duratura lezione scientifica fu l’invenzione e l’adozione da parte dei veneziani della profilassi della quarantena. Termine ancora adesso assunto lessicalmente nelle lingue occidentali .
A metà’ del ‘600 arrivo’ la piaga dei ‘bubboni’ (del Manzoni per intenderci). Anche questa volta la rincorsa a cercare gli agenti nemici, gli stranieri, gli anticristo ecc. non manco’. Col suo seguito di soprusi, delitti, miserie e subitanee processioni ed invocazioni all Altissimo (che qualche miracolo dispenso’) 
In realtà un altro terribile flagello era in corso da tempo ma non fece notizia: lo sterminio dei nativi americani da parte dei Conquistadores. Gli agenti patogeni che gli europei si portavano appresso erano sconosciuti ai nativi e ne uccisero di più’ le malattie che la spada.

Senza queste armi (alcuni storici hanno calcolato) la Conquista non sarebbe stata né certa né rapida. Fu una strage enorme, ma essendo trasportata da agenti cristianissimi e molto pii, le fu risparmiata l’etichetta di ‘Cattolica’ (oppure ‘Europea’). 
Altre epidemie, stavolta da Colera, si susseguirono nel secolo XIX, anche queste provenienti da oriente. Mentre nei paesi mediterranei si continuava a confidare sulle processioni e sulle penitenze corpree, un medico inglese a metà’ ottocento scoprì’ che gli agenti patogeni si diffondevano tramite le condutture di una fonte di acqua. Da lì’ prese forza la rincorsa alle indagini scientifiche sulle cause delle pestilenze.
La Spagnola del 1918 sembra arrivasse dal Kansas, ma guadagno‘ il suo nome dal fatto che i giornali spagnoli, godendo della libertà’ di un paese non in guerra, furono i primi a riportare gli effetti che stava avendo in patria. Gli altri giornalisti (essendo embedded presso i rispettivi  paesi in guerra) non potevano parlare della piaga nazionale, per non aiutare il nemico, e così’ finivano per parlare solo dell’epidemia spagnola.
Nonostante il numero dei morti fosse di gran lungo superiore a quello causato dalla guerra, governanti e governati avevano gia’ il loro da fare per superare i traumi del primo grande conflitto mondiale, e finirono per non dare importanza storico – culturale all’accadimento. Nessun libro di testo scolastico ne parla. 
La Spagnola non ebbe pertanto accesso allo stesso rango delle grandi peste moderne. Il Coronavirus si guadagnera’ invece, stiamone certi, i galloni della grande Storia. L’affannosa ricerca di vaccini e cure, il ritorno sulla scena di scienziati e specialisti non ci sia di conforto e non ci dia troppe certezze sugli esiti sociali e politici di questo accadimento, epocale e globale. Fake news colossali , adeguate all’entità’ della sfida, sono già’ all’opera, manipolazioni dei dati e della realtà’ saranno il pane quotidiano delle fasi 2, 3, 4. Al contrario, la notorietà’ di OMS, ISS e comitati scientifici vari avra’ vita breve.
Vaccini e cure, quando arriveranno, saranno oggetto di contesa elettorale e di potere. Nei paesi a democrazia ‘rinforzata’ diventeranno merce da dispensare dall’alto al basso. I singoli stati tenteranno la chiusura all’interno, come fecero i liberi Comuni Italiani nel momento del loro massimo fulgore.

P.S. Quanto scritto e’ il sunto, molto libero, di letture di articoli e di libri consultati in questi giorni, fra i quali:

  • Armi, acciaio e malattie: Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, di Jared Diamond
  • Plagues and Peoples di W. Mac Neill

(seguirà’ un articolo sulle conseguenze economiche e storiche delle guerre e delle pestilenze)

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