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La metafisica della Moka express

Il  Makiato albanese non è una razza pekinese, ma  è l’invasione silenziosa di 2.000.000 di tazzine di squisito caffè torrefatto in Italia, con piccole bandierine bianco latte che sventolano tutti i giorni l’aroma italiano in un paese musulmano.

Mentre il paese accoglie sempre più numerosi simboli e presenza economica turca,  le scuole più prestigiose insegnano il turco, turchi sono i college più vip, in Turchia si va a studiare, turca è la nuova grandissima  moschea nel centro di Tirana, che sembra la copia della moschea blu di Istanbul, il makiato scivola silenzioso sulle migliaia di tavolini al sole facendo scomparire i’l’omologo caffè turco, il tradizionale cugino fatto di polvere di caffè bollita con lo zucchero. Ancora popolare nelle zone più rurali, dove le donne ancora sperano di leggere nei fondi qualche notizia di buona fortuna.

Tutto a Tirana si dipana nella dimensione del caffè, meglio se makiato e addolcito con un cucchiaino di buonissimo  ‘Qumesht’  ovvero latte. L’Ekspres albanese è sempre servito con un grande bicchiere d’acqua minerale che è compreso nel prezzo, variabile dai 50 centesimi di euro a un euro, nei locali più eleganti.

Le strade sono percorse da distese infinite di bar che si dipanano continui lungo i boulevard: spazi di incontro dove il ritmo è lento, dove si può essere protetti  dalle distese di tavoli e da decine di premurosi camerieri.

Le coppie la mattina si ritagliano uno spazio di affettuoso saluto al bar prima di separarsi per il lavoro, nonni e nonne trascorrono ore davanti a una tazzina e al bicchiere  d’acqua scambiandosi chiacchiere, confidenze  e esperienze personali,  ma soprattutto il lavoro trova una zona di riflessione, forse di  parità fra opposte disparità.

Le zone dei bar, in estate  ricche di ombra e di fiori profumati,  sono pause nel frenetico tessuto di una città vivacissima, sono ripari sicuri e ogni persona può scegliere il suo club, l’area franca dove rifugiarsi. Ma il caffè è sempre makiato.

“Ci prendiamo un caffè” è un codice segreto che riserva spazi di infinita comunicazione. E’ una frase che spesso persone sconosciute pronunciano per  mostrare una disponibilità a dipanare un dialogo,a tessere una piccola tela nella trama della quotidianità che al sole subtropicale di  Tirana pretende ancora un ritmo mediterraneo.

La frenesia del traffico corre lungo i boulevard dove decine di poliziotti si sbracciano perché da anni i lavori sono sempre in corso e la città si rinnova senza sosta. Ogni giorno i cantieri rumorosi  e impetuosi  procedono e si spostano e il recupero urbano corre velocissimo, secondo i piani di esperti urbanisti, fra i quali spicca l’italiano Stefano Boeri con i suoi progetti per Tirana 2030 e la Urban forestry.

Ma basta varcare il confine del bar e entrare in un caffè per  godere dei privilegi di una zona protetta, dove il tempo rallenta e la tolleranza è massima. L’impiegato fuggito dall’ufficio sarà giustificato e salutato con deferenza,   lo studente in ritardo non verrà ripreso, il professionista inviterà i suoi clienti, le zie parleranno dei nuovi matrimoni, le ragazze alla moda mostreranno in nuovi look, i mariti sono esonerati da qualsiasi noioso compito domestico, tranne quello di comparire di nuovo a casa per l’ora di cena .

“La cultura gastronomica italiana è presente in Albania più che nel resto della regione balcanica grazie ai forti e tradizionali legami culturali con il nostro Paese e della massiccia migrazione del popolo albanese in Italia. Ne è testimonianza il trend in continua crescita del volume delle esportazioni verso l’Albania per la categoria prodotti alimentari, che anche nel 2016 ha registrato un incremento del 6,1% rispetto al 2015. I prodotti alimentari “Made in Italy” hanno da anni conquistato i consumatori albanesi e rappresentano nel Paese il simbolo per eccellenza dell’alta qualità. I prodotti italiani di varie marche e vari segmenti di prezzo/qualità sono presenti ampiamente in tutte le catene della grande e piccola distribuzione così come nella ristorazione, in cui i piatti italiani sono molto diffusi. Di recente si sta assistendo nella Capitale anche alla diffusione di negozi che offrono prodotti di nicchia italiani, con eccellenze enogastronomiche quali vino, cioccolato, sughi, rivolti ad una categoria molto ristretta di consumatori sia locali che appartenenti alla comunità internazionale che risiede a Tirana. Particolare attenzione in questo mercato merita il caffè. In Albania l’espresso “all’italiana” ha sostituito in buona parte il caffè turco con la conseguente introduzione di diverse marche di torrefazione. Solo nel 2016 le nostre esportazioni di caffè hanno fatto registrare l’incremento record del 21,6% rispetto al 2015, con un valore complessivo di 10,8 milioni di euro (Elaborazione ICE su dati ISTAT).”

Http://www.infomercatiesteri.it/public/rapporti/r_57_albania.pdf
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