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La miseria…e la fame

In un periodo in cui il discorso pubblico è dominato  dai temi della globalizzazione, dell’aumento delle disparità, dei flussi migratori,della crisi delle prospettive e dal populismo dilagante  un fatto di grande importanza è scivolato via dall’attenzione pubblica con impressionante indifferenza

La “estrema povertà” nel mondo è crollata.

Agli inizi degli anni 90  una persona ogni tre nel mondo apparteneva a tale categoria , nel 2013 si è giunti ad  una ogni 10  (e nel frattempo la popolazione mondiale è cresciuta di oltre 500 milioni). Gli estremamente poveri sono passati da quasi 2 miliardi  a poco meno di 800 milioni nel periodo ’93-2013.

Conosco le obiezioni:  ma chi fa queste rilevazioni? avranno cambiato i parametri! Sarà vero?

Gli errori e le approssimazioni nelle rilevazioni non sono cambiati negli anni ed i dati sono a costante potere di acquisto ed aggiustati secondo l’andamento relativo dei cambi.

Il grafico sottostante ci dà una prima rappresentazione del fenomeno:

2016-10-24-miseria

Come si vede il contributo principale viene dalla Cina (320 milioni di persone negli ultimi 10 anni sono uscite dalla situazione di “estrema povertà”), mentre l’India ha registrato un calo di 218 milioni di “extra-poveri” tra il 2004 ed il 2013.

Si tratta di un risultato straordinario che non ha pari nella storia. Le cause sono molteplici: apertura dei mercati, globalizzazione, passi in avanti nella distribuzione del cibo e dei medicinali, miglioramenti delle politiche e della governance degli Istituti Internazionali, etc.

L’insofferenza della opinione pubblica occidentale nei confronti della miseria, che internet e comunicazione globale espongono quotidianamente con una efficacia mai vista nelle precedenti epoche può aver giocato un ruolo nella mobilitazioni delle risorse delle varie Charities Globali (anche se il loro ruolo nella spiegazione dei risultati raggiunti nella lotta contro la fame è ancora oggetto di valutazione da parte degli economisti).

India e Cina sono casi esemplari, la rapida industrializzazione dei 2 paesi ha consentito a milioni di persone di entrare nel circuito globale della economia. Anche se gli estremamente poveri non necessariamente hanno  fatto parte del processo, tuttavia l’emergere di nuove forze economiche ha trainato i progressi relativi per l’intera popolazione.

Gli Stati Uniti  hanno funzionato da Grande Consumatore Finale di tutto quello che veniva prodotto a basso costo. Non hanno quindi solo favorito la delocalizzazione delle “fabbriche” , ma hanno anche garantito l’assorbimento di una quantità mai vista prima di tali prodotti.

La bolla immobiliare negli USA ha poi corroborato la propensione al consumo dei cittadini americani. Quando la bolla è scoppiata ormai le economie di Cina ed India (per fare un esempio) avevano ormai raggiunto uno stato di rilevanza tale e promosso uno sviluppo interno in grado di sostenere la domanda di beni di consumo. Anche i paesi che non hanno svolto lo stesso ruolo di produttori manifatturieri hanno potuto unirsi al treno grazie all’aumento della domanda di materie prime ed alla espansione delle esportazioni agricole: es Paesi del SudAmerica ed Africa.

Vediamo adesso alcune questioni non immediatamente percepibili :

  • Se la estrema povertà era uno scandalo ma, per le dimensioni, pareva un problema irrisolvibile, la sua riduzione rende la sua esistenza tanto più scandalosa: oggi le risorse necessarie sono realmente ridotte ad una cifra irrisoria (vedi secondo grafico in alto): circa 78 mld di dollari /anno, ovvero lo 0,1 % del PIl mondiale.
  • Il miglioramento delle condizioni economiche in tali zone del mondo è dovuto, in gran parte, alla c.d. globalizzazione. Ebbene, mentre l’isolamento economico schermava le società c.d. avanzate da fenomeni massicci quali le migrazioni, l’inserimento di questi popoli nel grande mercato globale rende la permeabilità delle società molto più pressante. La fine della “FAME” non necessariamente riduce le migrazioni. Queste continueranno, dalle campagne verso le città, dalla periferia del mondo verso le società con più opportunità.
  • L’economia capitalistica può trovare nuova linfa in questo modo: decentrando le produzioni verso paesi poveri, ed importando lavoratori disposti a tutto pur di ritagliarsi un futuro nelle società avanzate ( tanto futuro per i Trump ed i Salvini).
  • E’ stupefacente che in tale contesto alcuni Istituti , quali World Bank , ONU e FAO vengano viste in occidente solo attraverso la lente dell’inefficienza, degli eventuali scandali e dei lauti stipendi. La Destra Americana da anni lavora per sotterrarli e nessuno oggi si alza ad elencarne i meriti e gli straordinari risultati raggiunti.
  • E’ possibile che la liberazione dalla fame di oltre un miliardo di persone, e la possibile eliminazione di tale vergognoso fenomeno in un futuro vicino sia una bandiera che non interessa più a nessuno ?
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