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“La Nausea” di Jean-Paul Sartre

Quando nel 1994 uscì “Forrest Gump” per l’interpretazione di Tom Hanks e la regia di Robert Zemeckis, molti si ricordarono di Chauncey Gardiner, il giardiniere interpretato dall’altrettanto formidabile Peter Sellers nell’immaginifico “Oltre il giardino” diretto da Hal Ashby ed altrettanti, forse straparlando, si rifecero invece al “Candide” di Voltaire. Nessuno però, a mia memoria (fallace la memoria, ne convengo, e quindi potrei venire, e mi piacerebbe, facilmente smentito), si ricordò dell’Antonio Roquentin, protagonista suo malgrado (prendendo a prestito una definizione di Louis-Ferdinand Celine tratto da L’Eglise, “… un giovane senza importanza collettiva, solo un individuo …” ) de “La Nausea” di Jean-Paul Sartre. Spiegare come e perché apparentarli non è cosa da poco e non è certo questo il momento, il luogo, né, oggettivamente, ne avrei il tempo. Soprattutto se il fine di queste poche righe è pur sempre quello di consigliarne la lettura (si parla, ovvio, del romanzo di Sartre). Ipotesi azzardata, condivido, ma d’altronde sto anch’io straparlando. Eppure due suggestioni di riconoscibile immediatezza a corroborarne la possibilità e/o per indirizzare i pochi ma avvertiti lettori, non me e ve le voglio fare sfuggire. La prima, banale e di traduzione, si rifà ad un pensiero dello stesso Roquentin, storico di professione, che, dopo anni viaggiati in oriente perseguendo il proprio lavoro, alla richiesta di un tal Mercier di aggregarsi a lui per una spedizione nel Bengala, non si perita di rispondergli (ed in questo parafrasando od essendo parafrasato dal Forrest Gump esausto podista) “… vi ringrazio, ma credo di aver viaggiato abbastanza; adesso bisogna che rientri in Francia …”. La seconda, più seria, o forse solo più affastellata dai ricordi intellettualoidi derivanti da uno dei tempi che furono (ma questa è un’altra storia) propone di vedere le due storie, quella all’apparenza lieve e propositiva di Forrest e quella assai più greve appesantita com’è dal dolore dell’esistere di Antoine, come lo stesso film ma visto l’una volta in positivo e l’altra in negativo. O ancora, se si vuole, come si favoleggiava bisognasse ascoltare “Gimme Shelter” dei Rolling Stones, singolo strepitoso tratto dall’album “Let it bleed”, musicalmente forse la più dura presa di posizione contro la guerra, che però, se fatta girare al contrario sul piatto del giradischi, avrebbe suonato un inno all’innominabile abitatore degli inferi.

Tornando a noi, a “La Nausea” nello specifico, il romanzo, per dirla con le parole dello stesso Sartre, “… non è un attacco alla borghesia, ma lo è in gran parte … in un certo senso, la nausée è la conclusione letteraria dell’ uomo solo …”. L’uomo solo, dunque. L’individuo che si oppone alla società con l’indipendenza del proprio pensiero, ma che non deve nulla alla società e su cui la società non può nulla, perché è libero. L’Uomo Solo, dunque: “… il pensiero fondante di tutto ciò che, appena uscito dalla Normale, pensavo, scrivevo, vivevo prima del 1939 … durante  l’intero anteguerra non ho avuto opinioni politiche, ascoltavo quanto diceva Nizan che era comunista, ma ascoltavo con uguale attenzione Aron (lo stesso Aron che di lui, Sartre, dirà “… invidiavo la sua facilità dello scrivere, la ricchezza dell’immaginazione, costruzione del mondo delle idee, straordinaria fecondità del suo spirito e della sua penna … avevo la sensazione che sarebbe diventato quello che diventò filosofo, romanziere, drammaturgo, professore dell’esistenzialismo, premio nobel della letteratura …”) o altri che erano socialisti … quanto a me, ritenevo che il mio destino fosse scrivere e non vedevo affatto la scrittura come attività sociale … giudicavo i borghesi maiali e pensavo di essere autorizzato a rendere pubblico tale mio giudizio … “.

Un uomo solo, dunque, Roquentin che, dopo aver viaggiato a lungo si è stabilito a Bouville dove abita in un albergo per commessi viaggiatori e scrive una tesi di storia su un avventuriero del XVIII secolo, il signore di Rollebon. Abbandonato dalla donna amata, Antoine perde goccia a goccia il proprio passato sprofondando nella consapevolezza senza senso della propria vita. Allora comincia la sua vera avventura, una metamorfosi insinuante e dolcemente orribile di ogni sensazione. Ed è la Nausea, la Nausea che prende a tradimento e fa galleggiare in una tiepida palude temporale, che in breve arriva a permeare ogni cosa fino a confondersi inesorabilmente con l’esistenza stessa.

 

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