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La patata, passione bolognese

Il titolo di questa notarella gioca su un doppio senso, volutamente scherzoso ed autoironico, ma l’affermazione è, in se’, assolutamente seria e fondata. I bolognesi stanno alla patata come i vignolesi alla ciliegia o i trevigiani al radicchio. L’agricoltura bolognese di pianura e di montagna ha una innata vocazione alla produzione di questo tubero, originario delle Ande ed importato in Europa dai conquistatori spagnoli del Perù, verso la fine del 1500 ed oggi diffuso in tutto il mondo.  La patata, dopo i cereali, è la seconda specie coltivata nel pianeta. Ogni anno vengono prodotti circa 341 milioni di tonnellate di patate. Cina, Russia, India, Polonia, Stati Uniti, Ucraina, Germania, Paesi Bassi e Bielorussia sono i principali produttori. L’Italia risulta al 38 esimo posto (dati Faostat 2012) con meno dello 0,5% della produzione mondiale; in altri termini una produzione marginale. Eppure le patate italiane e bolognesi reggono il confronto competitivo con i giganti internazionali del settore, avvantaggiati dagli imponenti volumi produttivi, dai minori costi di produzione e da logistiche efficientissime. Motivo? La buona qualità del prodotto italiano ed una indiscutibile attitudine dei bolognesi di dare alle loro patate identità riconoscibile, standard organolettici elevati, nuovi e ricercati valori salutistici. Un impegno coronato dal successo di tre top di gamma. Innanzitutto la Patata di Bologna DOP. La prima patata italiana a fregiarsi della Denominazione di Origine Protetta della UE che tutela dalle contraffazioni la reputazione di unicità del tubero bolognese, che è tale in quanto espressione  di un incontro, altrove irripetibile, tra microclima locale, origine alluvionale del suolo, “sapere” degli operatori e caratteristiche proprie della varietà “Primura”.  Poi “Selenella”, la patata arricchita al selenio, oligoelemento con spiccate proprietà antiossidanti, nata dalla collaborazione dei produttori associati con l’Universita di Bologna che ha generato, tra l’altro, il brevetto di un innovativo sistema di fertilizzazione per via fogliare. Sulla medesima scia “Iodi”” la patata arricchita con lo iodio, brevettata da una nota impresa bolognese. Infine le patate di Tole’, di Castel D’Aiano e della vicina Montese, patate di montagna, beneficiarie del particolare contesto pedo-climatico appenninico, rinomate per i sapori netti e per le popolari sagre che, ogni anno, ne celebrano le virtù.

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