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La Russia, il serpente e il generale

Quando ero bambina per sopportare i lunghi viaggi in auto i miei genitori mi proponevano il famoso, o almeno per me lo era, gioco delle associazioni. Qualcuno diceva una parola e un altro doveva rispondere, immediatamente, con il primo termine che gli saltava in testa e che fosse, ovviamente, correlato nel senso con il precedente.

Per esempio, se stessimo giocando e io vi dicessi la parola “Russia”, che cosa rispondereste? Incapace di elaborare un modello di risposta su foglio excel, o un bellissimo grafico a torta, ipotizzo ugualmente che la maggior parte di voi penserebbe alle seguenti cose: Putin, uno shot di vodka, il colbacco, Anna Karenina e il piccolo Popoff che “nella steppa sconfinata, a quaranta sotto zero, se ne stava in mezzo al gelo con i cosacchi dello zar”. Appurato, dalla vostra amica Guardamondo e senza validità scientifica alcuna, che saremmo tutti potenziali buoni giocatori nella sfida delle associazioni, va ricordato che lo scopo è mettere in difficoltà gli altri partecipanti e non fargli trovare la corretta associazione. Se vi dovesse capitare di giocare con la parola Russia, lasciate Anna Karenina ai suoi drammi e la vodka nella bottiglia, sfoderate piuttosto le seguenti parole: Gerasimov e anaconda.

Nonostante Churchill affermasse che la politica estera russa è un enigma, avvolto da un mistero, a sua volta circondato dal più assoluto nulla, queste due parole sono in grado non solo di farvi vincere al nostro gioco, ma anche di capire che cosa sta combinando oggi la Russia e soprattutto perché. Partiamo dalla parola anaconda, se siete stati attenti durante le lezioni di scienze, o se non vi siete addormentati guardando l’omonimo film, saprete che si tratta di un serpente, decisamente troppo grande rispetto a quanto si vorrebbe e che ha la ferale abitudine di avvolgere nelle sue spire la preda e soffocarla prima di cibarsene. Così come voi potete essere aracnofobici, agorafobici o suocerafobici, la Russia, invece, è decisamente affetta da ofidiofobia. La strategia che Putin persegue a livello internazionale è dettata esclusivamente da questa “sindrome dell’anaconda” e della paura di essere circondati e stritolati. La necessità di guadagnare un accesso ai così detti mari caldi, conquistare una zona sicura nelle regioni della Mongolia e della Manciuria o ancora dominare sull’Artico, sono solo alcuni degli esempi di come questo paese stia cercando, in tutti i modi, di garantirsi una via d’uscita in caso di un possibile accerchiamento. Non è importante con chi si stringono accordi, quanto la posizione che hanno queste potenze e il fatto che si debba passare sul loro cadavere, prima di poter sperare di attaccare il territorio russo.

È importante sottolineare che tutto questo, è possibile anche grazie alle manie di protagonismo di cui la politica estera russa è vittima fin dalla comparsa degli zar. Il politologo russo Dugin spiega infatti che da sempre questo paese ha la tendenza a vedere le relazioni internazionali in una prospettiva russo centrica, dove  queste rappresentano allo stesso tempo il principale centro d’interesse e la minaccia globale da temere. Questo atteggiamento spiega non solo come sia stato possibile il formarsi di una tale paura dell’accerchiamento, ma anche come questa paura sia degenerata al punto da necessitare l’elaborazione di particolari strumenti di difesa. Arriviamo così a spiegare la parola Gerasimov, che in realtà altro non è che una strategia politica che prende il nome dal generale militare russo che l’ha elaborata. Secondo questa dottrina la Russia, visto il suo incredibile e pericoloso appeal politico, deve fare di tutto per difendersi e in particolare unire strumenti convenzionali e non convenzionali, per ottenere un mix letale. Ecco quindi che accanto alle care vecchie armi da fuoco e in mezzo ai tavoli di negoziazione, dopo le spie venute dal freddo, compaiono anche nuovi strumenti che fanno capo al mondo dell’informazione. L’informazione diventa arma fondamentale che non conosce limiti d’utilizzo o di etica e che, proprio come tutti gli altri strumenti, deve essere studiata e sviluppata. La Russia non è seconda a nessuno se si tratta di diffusione di fake news, intromissione informatica e controllo mediatico e utilizza questi strumenti, non solo per condizionare la propria opinione pubblica e creare un fronte unito, ma soprattutto per intromettersi negli affari degli altri stati e dimostrare che oggi niente è veramente al sicuro. I primi a capitolare davanti allo sviluppo tecnologico e mediatico russo sono stati Trump, l’Inghilterra e con grande sorpresa anche la Cina, determinando così la necessità di una risposta repentina che ci ha catapultati in una situazione quasi surreale, dove il vero problema non è capire chi sia il nemico da battere, ma se questo nemico esista veramente o se non sia solo il frutto di qualche falso post o informazione modificata.

La partita che la Russia sta giocando, assomiglia ad un gioco di prestigio dove nella realtà c’è sempre molto più di quello che si vede, sta a noi decidere se scavare a fondo o lasciarci influenzare al primo sguardo. Putin non sarà certo l’erede del mago Houdini, ma il suo pubblico è ancora lontano dal poter smascherare i suoi trucchi.

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