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L’agricoltura verde può essere anche blu

Le nuove frontiere dell’agricoltura sostenibile contemplano anche una agricoltura blu. Accanto a quella biologica, biodinamica, integrata e di precisione c’è una agricoltura innovativa che in Italia viene denominata “blu” ma che nel mondo e’ conosciuta con il termine di agricoltura “conservativa”. E’ una combinazione di produttività e sostenibilità realizzata attraverso l’applicazione di tre principi fondamentali. Il primo è l’alterazione minima del suolo attraverso la semina su sodo (terreno non arato) e la lavorazione ridotta del terreno per preservarne la struttura, la fauna e la sostanza organica; il secondo è la copertura permanente del suolo attraverso colture di copertura, residui e coltri protettive per proteggerne l’umidità e la fertilità; il terzo e’ la rotazione, cioè l’avvicendamento periodico e sistematico delle colture agrarie per favorire la crescita dei microrganismi che combattono le erbe infestanti, i parassiti e le malattie delle piante. L’applicazione di questi principi aumenta la vitalità e la fertilità dei terreni, potenzia la biodiversità, la sostanza organica, i ‘crediti di carbonio’, riduce l’erosione e migliora le funzioni ambientali del territorio, mitigando gli effetti del cambiamento climatico e, non ultimo, taglia i costi ed i consumi energetici. L’agricoltura conservativa è oggi praticata su larga scala in tutto il mondo, per un totale di circa 120 milioni di ettari, pari al 10% della superficie arativa mondiale (dati 2012). In Europa si arriva al 2% . La nostra regione è al primo posto in Italia con 63.700 ettari, seguita da Umbria, Toscana e Lombardia. Nel 2013 l’Emilia-Romagna ha deciso di incoraggiarne ulteriormente la diffusione attraverso la partecipazione ad un progetto Life europeo e l’inclusione tra le pratiche sostenibili finanziate dal nuovo Programma regionale di sviluppo rurale 2014-2020.

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