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Le mucche nel salotto

E quindi i renziani, per bocca dei loro esponenti di punta – Boschi e Rosato su tutti – hanno fissato “il paletto”, il limite oltre il quale non si può andare se si vuole evitare la scissione. L’ultimo baluardo politico, morale ed etico che non potrebbero digerire e che li costringerebbe, a malincuore, a lasciare il Partito di cui sono stati (e sono) classe dirigente: il riavvicinamento di D’Alema e Bersani.

Va bene fare un’alleanza di governo con i 5Stelle che hanno governato fino a 1 mese fa con la peggiore destra di questo Paese e contro i quali hanno fatto battaglie campali, va bene votare la fiducia a Di Maio, Toninelli e co, va bene essere alleati con quelli che hanno salvato Salvini in Parlamento e votato decreti e leggi definite “vergognose”, con quelli che “Siete il Partito di Bibbiano” e – ça va sans dire – va benissimo l’avvicinamento e l’unione con ex berluscones che – come fanno trapelare i “falchi renziani” – arriverebbero numerosi in caso di scissione e creazione di gruppi autonomi in Parlamento. Ma D’Alema e Bersani NO! Proprio NO! Abbiamo una dignità qui! Non possiamo rovinarci la reputazione così, facendoci vedere accanto a quelli che il Partito che guidiamo l’hanno fondato e poi si sono fatti fregare come dei pivelli! Sia mai che con il loro contatto ci contagino con quei loro discorsi sulla sinistra. E’ un attimo e ti ritrovi a fare il Cuperlo.

Rosato oggi su La Repubblica è chiarissimo: “Non possiamo stare in un partito dove si canta Bandiera rossa” (oggettivamente una canzone che non ha nulla a che vedere con l’armonia, la storia e la musicalità POP di “Meno male che Silvio c’è”). Verrebbe da chiedersi come mai questo problema non se lo sono posti quando si sono iscritti al PD o quando “Bersani Segretario” li candidava in Parlamento o quando ancora chiedevano a gran voce il possesso dei beni immobiliari degli ex-comunisti. Bandiera rossa no, ma i soldi si sa, quelli vanno sempre bene da qualsiasi parte arrivino (ah, quanti compagni che allora peroravano la loro causa. La causa di chi oggi senza alcuna vergogna dice pubblicamente che quella storia la schifa).

E fa tenerezza – con ampia dose di reflusso gastrico – leggere sempre su Repubblica i “leaks” dal Partito democratico che dopo aver concesso “3 ministri, 5 sottosegretari e aver liberato un posto ad un “renziano e toscano doc” al Parlamento europeo con la nomina di Gualtieri a capo del MEF” inizia a pensare che forse l’unica cosa che cerca Renzi è un “casus belli” per andare via.

Come si sia arrivati ad avere un Partito la cui classe dirigente rinnega con orgoglio, fino a farlo diventare motivo di scissione, chi quel partito l’ha fondato è una cosa che Bersani e D’Alema non hanno mai spiegato. Forse perché non sanno spiegarselo o forse perché quella tanto invocata analisi e comprensione delle “ragioni profonde della sconfitta” non l’hanno mai fatta – e non la sanno fare – neanche loro.

Anche perché se dopo più di 2 anni e mezzo dal tuo “sofferto addio al PD” non sei riuscito a costruire, non dico un Partito, ma almeno una “forza”, una “roba”, in grado quanto meno di rispondere a tono e compatta alle dichiarazioni e alle provocazioni dei renziani, se dopo più di 2 anni sei lì con il cappello in mano ad elemosinare di essere recuperato e addirittura ti presti – perché no, con tanto di accordo politico – a fare da “casus belli” per la scissione renziana pur di rientrare – dall’impianto fognario – nella casa che avevi fondato e costruito, allora degli errori – da penna rossa, di quelli che meritano una seria pausa di riflessione – li hai fatti e li continui a fare anche tu.

Possiamo – dobbiamo! – sicuramente chiederci da quale pulpito parlino persone che hanno portato il PD al peggiore risultato della storia politica della sinistra dal dopo-guerra ad oggi, che hanno concepito una legge elettorale (il Rosatellum) che oggi in caso di elezioni consegnerebbe il Paese alla Lega e vedrebbe la sinistra perdente anche nelle cosiddette “regioni rosse”, che hanno portato il PD a schiantarsi a tutta velocità su una riforma costituzionale ed elettorale che se oggi fossero state in vigore avrebbero dato poteri incredibili ai 5Stelle. Così come un giorno forse qualcuno inizierà a chiedersi come mai personaggi come Veltroni, Prodi e Fassino – che sui giornali non perdono opportunità per dispensare opinioni, ovviamente stando sempre dalla parte della maggioranza – non abbiano mai nulla da dire sulle provocazioni renziane; ma il problema principale è – e resta – che quelle persone per quanto le si possa definire o bollare come “mediocri” ti hanno battuto politicamente e che la maggioranza degli ex compagni di viaggio  – che oggi fingono di non conoscerti – te li sei scelti tu.

Per il resto Bersani potrà rallegrarsi. Il PD ha finalmente trovato la sua “mucca nel salotto”. Anzi due: sono lui e D’Alema.

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