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Le razze non esistono, ma esiste il razzismo (e non invecchia mai)

“Che razza di storia. Come il razzismo non invecchia mai” è il titolo della mostra fotografica che ho visitato in questi giorni al Museo della Resistenza di Bologna (via Sant’Isaia, 20). Sei percorsi che raccontano le storie delle persone migranti nell’Italia e nell’Europa di oggi; scatti effettuati a Calais, Idomeni, Ventimiglia, le rotte balcaniche e i lavori agricoli in Basilicata.

Affrontare questa terribile piaga attraverso l’arte della fotografia, che sbatte in faccia più di mille parole la realtà delle situazioni, è importantissimo per non perdere il senso della giustizia, dei valori umani. Il diritto a una vita dignitosa è il fondamento di ogni società, e senza il riconoscimento della dignità, non può esserci né libertà, né eguaglianza.

Oggi il razzismo è purtroppo un tema urgente, ancora vivo. Lo si respira ovunque, in autobus, al supermercato, nei campi di calcio, nei talk show televisivi e nei social network. Solo nel 2016 ogni 83 secondi veniva pubblicato sul web – social network, siti internet, forum, blog –  un post antisemita, per un totale di quasi 400.000 post. (dal rapporto sull’antisemitismo in Italia dell’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea). Fanno ritorno gli stereotipi antiebraici di stampo nazista; basti pensare a quanto accaduto in questi ultimi mesi a Liliana Segre che, a causa delle minacce ricevute, ora ha due carabinieri che la accompagnano in ogni suo spostamento.

Ecco perché è importante non abbassare la guardia ma continuare a testimoniare, lottare per i diritti – unico antidoto contro odio e razzismo –  e respingere la terribile tentazione dell’indifferenza.

Visitare questa mostra è andare proprio in tal senso: riflettere ed essere consapevoli della minaccia che il razzismo rappresenta per il singolo e per l’intera società, non voltarsi dall’altra parte ma ribellarsi, ognuno per quello che può, a non tornare indietro e condannare in modo chiaro, affinché sia il bene comune ad essere in primo piano, ribadendo il limite oltre il quale non si può andare.

Ho trovato molto importante la decisione degli organizzatori (Istituto Parri, Centro Amilcar Cabral, Exaequo bottega del mondo e COSPE Onlus), di organizzare visite guidate per gli studenti. E’ proprio la scuola il luogo di crescita, di costruzione di menti aperte, ambito del dialogo e del confronto; coniugare lo spazio interno ed esterno della scuola, la dimensione personale e quella collettiva, sono azioni fondamentali per formare cittadini del domani in un’Italia giusta. Perché nessun bambino nasce razzista. Razzisti si diventa.

“Guarda com’è ancora efficiente, come si tiene in forma l’odio nel nostro secolo”
(Wislawa Szymborska)

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