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L’eccezione inglese

Sono finiti da pochi giorni i congressi del Labour party e dei Tory.

Un passo indietro: diversamente dal resto di Europa i due partiti hanno avuto rispettivamente l’42 e l’44 % dei voti validi – un risultato straordinario  se riferito al processo di erosione che colpisce i partiti ’storici’ in Europa continentale (solamente la Thatcher e Blair per una elezione ciascuno hanno fatto meglio negli ultimi 60 anni, e comunque sempre in presenza di una contestuale debacle dell’avversario).

Sommati assieme si raggiunge l’86 % dell’elettorato – non male per due partiti che hanno come leaders un 70enne ed una signora che non ‘twitta’…

Inoltre entrambi i partiti hanno avuto molte convulsioni nell’ultimo decennio: il Labour – la necessita’ di reinventarsi  dopo la stagione Blairiana, mentre per i Tory – scrollarsi di dosso l’immagine e le politiche  classiste.

Entrambe le manovre sono state coronate dal successo anche se con risultati sorprendenti: il Labour di Corbin ha trovato attivisti entusiasti (e voti) tra i giovani, nelle aree urbane e di ceto medio; il partito Tory (che aveva un manifesto elettorale pieno di slogan contro la disuguaglianza e la povertà) ha guadagnato consensi tra gli strati popolari e fatto il pieno di seggi nelle ex roccaforti ‘rosse’ degli anni ‘70 . ( a spese dell’ UKIP , che dopo ll successo della Brexit ha perso la sua ragione di essere).

Ma veniamo ai Congressi partendo dal Labour che si e’ svolto prima.

L’appuntamento è a cadenza annuale ed oltre alle rituali conte interne e diatribe, che si tengono rigorosamente riservate agli iscritti , esso è l’occasione per aggiornare e mettere a punto le c.d. ‘politiche’ . Commissioni, gruppi di studio, seminari vengono tenuti per dare modo al partito di elaborare proposte di ‘settore’ che generalmente hanno grande rilievo nella vita politica del paese. Un merito questo (di dare molto peso alle ‘politiche’, e poco agli slogan) che va attribuito al popolo inglese e di cui i partiti devono tenere conto.

Corbin ha avuto l’intelligenza politica di accettare l’idea di un possibile secondo Referendum sulla Brexit, togliendo cosi’ dal confronto congressuale un argomento che sarebbe stato divisivo. Una dichiarazione che e’ stata immediatamente sfruttata da Boris Jonhson (capo dell’ala dura dei Tory) : vogliono farci votare finché’ non daremo la risposta giusta !!

Corbin praticamente ha detto ai delegati che non sono i migranti , non è la UE , cio’ che non va e’ l’ attuale sistema capitalista – come si vede qualcosa che non e’ nuovo ma e’ molto diverso dall’usuale base ideologica delle politiche redistributive care alle sinistre.

Inoltre ha aggiunto che anche le c.d. politiche di austerità, che pure sono espressione di concezioni classiste, sono la conseguenze non necessariamente la causa del disagio sociale. E quindi il Labour ha elaborato alcune ‘politiche ‘ nel corso del congresso per aggiornare il proprio programma.

A fianco delle proposte di nazionalizzazione dei servizi ferroviari , riduzione delle tasse universitarie, sostegno alle case popolari (a gestione comunale), rifinanziamento ed investimento nella Sanità Pubblica tramite aumento del peso fiscale sui più’ ambienti, il Congresso ha approvato una proposta realmente ‘nuova’ :  ‘ Confisca del 10% delle azioni di ogni impresa che abbia più’ di 250 dipendenti , distribuzione dei relativi dividendi ai lavoratori fino a 500 £ annue ( l’eventuale eccedenza allo stato ) . Un vero esproprio.

Proposte che prevedono la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori agli organi Esecutivi delle Aziende saranno studiate ed approfondite nel prossimo congresso.

In definitiva il Congresso Labour ha puntato il dito contro il Sistema : è questo capitalismo che non funziona e si e’ rivolto ai lavoratori (e non indistintamente ai più’ deboli, ai poveri ecc) . Se si può’ fare un riferimento molto approssimativo si direbbe un avvicinamento a pratiche socialdemocratiche del Capitalismo Renano e del sindacalismo tedesco.

Vediamo ora come e’ andata la conferenza annuale dei Tories .

A poche settimane dell’appuntamento pareva che il tema dominante dovesse essere lo scontro tra la maggioranza Tory che sostiene la prima ministro May e gli sfidanti hard-Brexiters  capeggiati da Boris Jonhson (molto amato e popolare per i suoi modi stravaganti e per le sue uscite poco corrette). Poi, a seguito dell’inatteso successo delle nuove proposte, Labour hanno dovuto prendere atto della prospettiva di dovere rispondere a quella che viene percepita come una crisi del Capitalismo. La Brexit (hard o soft) è stata quindi appannata nel dibattito .

Il dibattito che si è sviluppato è sembrato un po’ ‘italiano’: si vogliono e si promettono  contemporaneamente più’ soldi  o risorse per i Servizi Pubblici ( trasporti, scuole e case pubbliche ), per la Sanità’, per il taglio delle tasse, e per la riduzione del Debito!!!

Il ministro del Tesoro ha affermato che la Brexit (soft) non danneggia più’ di tanto ma consegna mano libera per politiche di ‘competizione’ aggressiva (in pratica favorire investimenti stranieri e nuove attività’ con capitali in fuga da regolamenti e trasparenze UE). L’impressione di molti delegati e’ stata comunque negativa  poiché’ molte indagini dimostrano che anni di paghe ferme, di lavori nuovi con paghe basse , di costi talmente alti  per alcuni beni , quali casa e sanità, da renderli inaccessibili ai più, hanno minato la fiducia dei lavoratori verso le politiche redistributive ed hanno reso più credibili politiche di ‘attacco ‘ all’attuale sistema capitalistico .

Una parte dei Dirigenti Tories, consapevoli che il loro insediamento elettorale si compone ‘anche’ di strati di lavoratori sottopagati  hanno iniziato ad interrogarsi: se ai ceti medi urbani, ai giovani con titolo di studio, a coloro che non vogliono confini con l’Europa si aggiungono costoro per noi è la fine…

Durante la conferenza hanno deciso di puntare su politiche di sostegno alle famiglie (tema toccato dal Labour solo incidentalmente) e di iniziare una campagna di difesa del sistema capitalistico come unico in grado di garantire crescita . Quindi non solo dividere la torta ma farla diventare più’ grande. Compito che è apparso  in contraddizione a molti di loro con una ipotesi di Hard Brexit.

Per cui in definitiva, stando ai dibattiti svolti , durante la conferenza Tory le proposte del Labour hanno rafforzato la May ed oscurato Jonhson .

Ovviamente la parola definitiva sulla leadership Tory la darà il voto ai Comuni sull’accordo che la May firmerà con Bruxelles.

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