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“Liberi salgono nel cielo della gloria”

Non lo conoscevo, lo ammetto. Mi riferisco al Monumento ai Partigiani che si trova alla Certosa di Bologna. Imponente, emozionante.

Un tronco di cono sulla cui cima svetta una statua in bronzo e sul perimetro esterno in alto la frase che si ripete quattro volte per essere letta da qualsiasi punto si guardi: “Liberi salgono nel cielo della gloria”.

Alla base un sotterraneo a cui si accede scendendo pochi gradini. In penombra ci si trova in un ambiente di forma circolare dal soffitto basso ai lati, al centro una vasca con cinque statue, lungo la parte interna del cono altre statue che si proiettano verso il cielo, che quel giorno era di uno straordinario azzurro. Sul muro tutto intorno gli ossari di cinquecento partigiani.
La suggestione aumenta decisamente.
Voluto da Giuseppe Dozza, il sindaco della liberazione di Bologna, è stato progettato da Piero Bottoni che ha inteso dare al monumento il significato simbolico che quei partigiani morti per noi dovevano risvegliarsi con il ritorno alla democrazia.

 

Ecco, la democrazia. Questo importante valore che dovremmo custodire con cura, estrema cura, per rispetto di quegli uomini e quelle donne che con coraggio hanno lottato per difendere il bene più prezioso: la libertà.
Monumenti come questo impegnano una comunità a mantenere un profondo legame con il proprio passato, con le proprie radici. Impegnano a non dimenticare e a rifiutare quel dannoso vento antidemocratico che da troppo tempo sta soffiando su di noi.

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