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L’insipienza di una ordinanza

Gentile Direttore,

Le scrivo perché seguo il Suo, forse dovrei dire Vostro, blog e mi piace molto. Certo, alcune rubriche le trovo meno interessanti di altre, ma questo rientra nell’ordine naturale delle cose. O delle preferenze personali, se preferisce. Giusto per presentarmi, sono un ricercatore. Parecchi anni fa arrivai a Bologna, come molti per frequentarne l’Università, e finii per fermarmici riconoscendone la centralità comoda e del tutto adeguata ai miei spostamenti lavorativi ed anche per la vita che si respira nella città. Le osterie, il mito dei vecchi biassanot (spero si scriva così), la goliardia.

E visto che seguo particolarmente la rubrica “Tiriamo Tardi” anche se i locali presentati non riscuotono in pieno i miei favori (forse troppo, come dite qui, “fighetti”?), Le scrivo per offrire un mio piccolo contributo alla querelle seguita all’ordinanza che ha stabilito la chiusura anticipata della cosiddetta zona della movida del Mercato di Via Ugo Bassi. Tale ordinanza, come Lei saprà, prevede per tutti i locali della zona la chiusura inderogabile allo scoccare della mezzanotte. Con ciò contraddicendo una precedente ordinanza che prevedeva la chiusura alla mezzanotte dei dehors e all’una quella dei locali. Tale ordinanza, arrivata “come un fulmine a ciel sereno” (credo si dica così), proprio all’inizio della stagione dei dehors, e si può immaginare il danno economico procurato dalla scelta, è stata presentata come l’unico modo per garantire pace e tranquillità vista l’alta rumorosità riscontrata dai controlli effettuati.

Non voglio certo sottostimare il diritto degli abitanti della zona, ma resto perplesso sull’opportunità e sulle modalità di un simile decisionismo (ancorché la chiusura anticipata sia prevista per ora solo fino al prossimo 10 giugno). Se l’ordinanza infatti riguarda solo una strada, cosa succederà nelle strade adiacenti che saranno la prossima meta di chi cercherà locali aperti per finire la serata? Altra considerazione e motivo di perplessità è quanto segue.

Venerdì scorso, passata la mezzanotte, ho fatto un lungo giro per la città. La giornata era stata bella, calda, e la sera dolce e tiepida. Ebbene, questo è quanto ho visto.

A soli 50 metri di distanza dal Mercato, davanti a un pub presente all’angolo di via San Felice e via Ugo Bassi, decine di ragazzini molto giovani e molto ubriachi occupavano la sede stradale rendendo difficoltoso il passaggio dei veicoli con grave rischio proprio e di chi guidava. Ancora. In via Maggiore, un bar ospitava un concerto dal vivo: certo, solo voce, chitarra e piano elettronico, ma amplificato. Sempre in Via Maggiore, dalle porte aperte di un altro Caffè, che era vuoto, fuoriusciva a fortissimo volume musica techno così come dall’interno di un altro Caffè, strapieno di gente vociante, davanti alla Mercanzia.

Risalendo per piazza Santo Stefano, la piazza stessa era tutta piena di tavolini e clienti che bevevano e chiacchieravano. Ed anche via Orefici era piena di dehors da via Archiginnasio fino a via Castiglione e di giovani e di gente che parlava e beveva. Questi naturalmente, sono solo esempi, ma credo siano significativi di una confusione che ha generato una situazione incomprensibile (perché ciò che è permesso in un posto a distanza di 50 metri non lo è più?).

Con questo la saluto, scusandomi del tempo che Le ho rubato e ringraziandoLa ancora per l’impegno che Lei e tutti i Suoi collaboratori mettete nel Vostro lavoro.

 

Con cordialità,

Glauco G.

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