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L’inverno sta arrivando. La contesa dell’Artico.

Prima di quello del tunnel del Brennero, c’era un altro famoso lapsus che scompigliava le fila della politica internazionale, ovvero quello di Al Gore, politico e ambientalista statunitense, che durante una conferenza stampa confuse Artico e Antartico. L’anno scorso il Brasile ha dichiarato, per quanto ai limiti del surreale, di essere anche lui interessato alla corsa per il controllo dell’Artico salvo poi, mesi dopo, iniziare una campagna di rivendicazione della regione antartica. Che dite, qualche problema di confusão? Confusione o no, queste due regioni vengono spesso scambiate tra loro e raggruppate nella cartella stereotipo “freddo, orsi polari, altro freddo”, unico strumento per distinguerle: in una si dice ci viva Babbo Natale e nell’altra no. Siccome però questa storia di un vecchietto che gira il mondo, in barba ai fusi orari e senza dosi extra di melatonina, non è troppo attendibile, come si fa ad evitare di cadere in errore e vincere il “formaggino” per la geografia a Trivial Pursuit? Dato che di ghiaccio si parla, pensatela in questo modo, l’Artico è un doppio mojito, doppia menta, doppio rum e doppio ghiaccio tritato. L’Antartico, invece, è un buon analcolico, di quelli pieni di frutta tagliata in stile Miracle Blade e che più che un drink, sembra un frullato. Sicuramente a qualcuno piace la frutta e litigherà per avere l’analcolico, ma ammettiamolo, menta e rum ghiacciati fanno decisamente più gola.

L’Artico è mistero, novità e paura, ma soprattutto tocca Canada, Stati Uniti, Russia ed Europa, il che lo catapulta tra i “must have”. Il Clima avverso di questa regione e il fatto che già esistano una serie di accordi che la riguardano, fanno sì che ancora non si raggiunga l’effetto Gibuti, ma ormai manca poco. Canada e Russia dominano la situazione e sono come i due tizi con le spalle larghe che, seduti davanti al bancone del bar, ti impediscono di ordinare il tuo doppio mojito. Entrambi primi in termini di investimenti nell’area e potenziale militare, sono i più vicini ad un effettivo controllo. I Canadesi sperano di controllare l’area e tirare così uno scacco matto ai cugini statunitensi che, invece, troppo occupati su altri fronti, hanno accantonato la missione. Al contrario, per Putin è una questione legata in primis al potenziale energetico della regione, ricca di petrolio, uranio, nickel ed oro, ma anche ad una sorta di “stato di diritto” autodeterminato. Infatti, secondo i Russi, il controllo della regione gli spetta di diritto in quanto il 70% dei loro confini sono bagnati dalle acque dell’Oceano Artico, un po’ come se il giardino di casa vostra fosse più grande di quello del vicino e quindi la strada diventa di vostra proprietà. Tra queste due potenze è quindi in atto un curioso balletto, fatto di mosse e contromosse, rompighiaccio a propulsione nucleare e bandiere piantate a 4000 metri di profondità. Roba da niente, insomma. Oltre a loro, ci prova anche il Giappone che, pagando ancora lo scotto della sconfitta nella contesa delle Isole Curili con la Russia, cerca in tutti i modi di intromettersi negli affari di quest’ultima, sfruttando un nuovo e potenziato apparato militare. Quatta quatta arriva anche la Cina che, seppur parcheggiata in seconda fila, lancia colpi di clacson qua e là per ribadire che lei c’è e che tiene d’occhio la situazione. In particolare i suoi interessi nella regione riguardano una possibile estensione del progetto di nuova via della seta e un’eventuale soluzione alla potenziale crisi idrica in cui il paese rischia di incorrere nei prossimi 30 anni. Ultima, ma non per importanza, è l’India che, rifacendosi al Trattato delle Isole Svalbard del 1920, uno di quelli in cui ancora si autorizzava ufficialmente lo sfruttamento di un’area, mette guanti e berretto e guarda al grande nord, più per dare fastidio alla Cina, continuamente pronta ad intromettersi negli affari indiani, che per altro.

In realtà per quanto riguarda l’Artico stiamo assistendo ad un fenomeno relativamente nuovo. La geopolitica contemporanea vede le potenze combattere per modificare sfere d’influenza già esistenti e far retrocedere i nemici, ma che cosa succederebbe ad essere i primi ad esercitare un tale potere su un’area che, geopoliticamente parlando, è ancora relativamente “vergine”? Probabilmente niente, ma si sa che quando il tema è “il mio (qualsiasi cosa) è più grande del tuo” di razionalità ce n’è sempre molto poca. Così invece di portare avanti grandi progetti di cooperazione e sviluppo in un’area che, prima di tutto, dovrebbe essere tutelata e potenziata, ci si ritrova a combattere, ignorando che il ghiaccio in procinto di scioglimento non è un terreno adatto ad alcuna competizione. É ancora presto per dire che cosa ne sarà di questi territori, chi capirà che tutela e rispetto sono la vera chiave del potere e chi, invece, continuerà su questa strada. Certo è che, guardando alla situazione dell’Artico, possiamo rubare la celebre citazione al Trono di Spade e dire che “l’inverno sta davvero arrivando.”

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