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L’uomo con due nasi

Forse quello più celebre è quello dell’assessore di collegio Kovalyov che, secondo l’invenzione di Gogol, se ne andava in giro in città da solo, in carrozza, spacciandosi per consigliere di Stato; non da meno quello di Cleopatra che deve alla leggenda della sua perfezione l’ipotesi di aver cambiato il corso della Storia; per Cyrano de Bergerac era invece un cruccio che impediva il realizzarsi della sua storia d’amore. Avete già capito che stiamo parlando del naso. Tutti, in genere ne abbiamo uno, ma esiste a Bologna un uomo con due nasi. Ecco, adesso state pensando che il Corridoio delle Muse è vittima di un’insolazione ma vi ricrederete.

Basta andare all’Archiginnasio, entrare al Teatro Anatomico e lì osservare per bene le statue lignee che occupano le nicchie delle pareti. L’ultima a sinistra entrando è il nostro “uomo con due nasi”.

Per chi non lo sapesse, il Teatro Anatomico si trova all’interno del palazzo dell’Archiginnasio, costruito nel 1563 per volere di Carlo Borromeo, all’epoca Cardinale Legato di Bologna. Il suo vice legato Pier Donato Cesi, presiedette alla costruzione di quella che sarebbe stata fino ad inizio Ottocento, la sede dell’Università di Bologna.

Gli studi di medicina e chirurgia erano una delle punte di diamante della didattica dell’Alma Mater e così nel 1637, venne costruita una sala anatomica su progetto di Antonio Paolucci detto il Levanti, allievo della scuola dei Carracci ed esperto scenografo. Focalizzano lo sguardo le figure dei due spellati scolpiti da Ercole Lelli nel 1734 e posti come colonna a sorreggere il baldacchino della cattedra del Lettore, ma nelle nicchie disposte a corona attorno alla sala, sono nel primo ordine dodici figure di medici famosi e nell’ordine superiore venti anatomisti. Le trentadue statue lignee vennero scolpite nel 1734 da Silvestro Giannotti detto il Lucchese, molto attivo anche a Bologna, come la statua del puttino che corona la cattedra del lettore. Anche qui una piccola curiosità: la piccola figura di putto stringe tra le dita non una rosa ma un femore.

Torniamo al nostro uomo con due nasi, al quale non resta che dare un nome: Gaspare Tagliacozzi, l’inventore della moderna rinoplastica.

Nel suo “De curtorum chirurgia per insitionem” del 1597, da’ conto della tecnica da lui elaborata per far ricrescere naso, labbra e orecchie che a quel tempo venivano sconciato spesso dalla sifilide e da altre malattie che attaccavano tessuti molli, mucose e cartilagini. Il protocollo messo a punto da Tagliacozzi consisteva nel saldare la parte ferita opportunamente trattata, al braccio del paziente mediante una serie di strisce di tela. Quando il processo di ricrescita della pelle sulle parti mancanti era a buon punto, i lembi veniva staccati chirurgicamente e il naso, le labbra o le orecchie, ricomposti.

Ci fermiamo qui con gli aspetti medico-chirurgici e torniamo a guardare il nostro uomo con due nasi e rimaniamo ammirati dall’elegante gesto di grazia tutta settecentesca, con il quale regge il naso tra due dita. La capacità dello scultore ha modellato naturalisticamente la rigida gorgiera, così come la morbida pelliccia di ermellino della cappa professorale e il viso di Tagliacozzi, il suo sguardo dritto e sicuro che sembra guardare lontano, verso il futuro della chirurgia.

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Vademecum di sopravvivenza per storici dell’arte ovvero racconti semiseri di vita in un museo quando si è dall’altra parte della biglietteria