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Mattia Destro: a Bologna è Guerra Fredda

In ogni sport ci sono giocatori destinati a dividere.

Tendenzialmente, si tratta di quegli elementi considerati imprescindibili, fenomeni capaci di risolvere una contesa con un colpo di genio, un’invenzione, e per questo soggetti ad amore incondizionato da parte dei propri tifosi, direttamente proporzionale all’antipatia (se non, addirittura, al vero e proprio odio di matrice sportiva) dei fedelissimi di opposta fazione.

Mattia Destro, all’interno della realtà bolognese, può essere considerato un caso ancora differente, se non altro per il fatto che a dividersi, stavolta, non sono tifosi rossoblu ed avversari, haters e fans, ma la piazza felsinea stessa.

Destro non può certo essere considerato un fenomeno nel senso stretto del termine, né dal punto di vista tecnico, né sotto il profilo del killer instinct sotto porta; non è in grado di svoltare una partita con un’intuizione fuori dal comune; non è in possesso di colpi di qualità abbacinante in grado di scardinare le fortezze difensive avversarie. Eppure, si tratta sicuramente del giocatore più discusso nella storia recente rossoblu, con la piazza divisa in due blocchi quasi da guerra fredda: strenui difensori del centravanti marchigiano opposti a critici più o meno duri nei loro giudizi.

Per una volta, non limitiamoci a sviscerare numeri e statistiche relative alla stagione del numero 10 bolognese, ma addentriamoci in un discorso puramente tecnico, colpevolmente tralasciato dalla stampa locale, da sempre molto più concentrata sull’atteggiamento e sul quantitativo di reti realizzate (o fallite) dall’attaccante rossoblu.

Destro è una prima punta, su questo ci sono pochi dubbi, ma probabilmente renderebbe maggiormente se supportato da un trequartista o comunque un compagno di reparto. Affiancargli un compagno d’attacco, però, significherebbe perdere un’ala e Donadoni sembra restìo a questa soluzione, considerando più efficaci le offensive portate sulle corsie esterne ad opera di Krejci e Verdi. Nonostante la squadra sia costruita con priorità assoluta verso gli esterni, inoltre, i cross che arrivano in area avversaria sono pochi, il che finisce inevitabilmente per penalizzare una punta statica come Destro, certamente abile negli ultimi 16 metri (e per una volta i numeri sono emblematici: tutti i goal stagionali di Destro sono arrivati dentro l’area di rigore), ma limitato se si trova a dover partire dalla trequarti o dall’esterno.

Aggiungiamo il fatto che raramente Destro, al contrario di inizio stagione, risulta incisivo sul mediano avversario in fase di non possesso palla, preferendo vivacchiare sulla trequarti in attesa di una transizione che, quando arriva, parte però molti metri più indietro.

Insomma, stiamo delineando l’identikit di un giocatore sostanzialmente incompleto, ma letale se ben servito dai compagni nella sua comfort-zone. il tema centrale è: il Bologna può permettersi, nel calcio del 2017, un attaccante, di fatto, monodimensionale e poco propenso al sacrificio in fase difensiva, a fronte di un innegabile istinto realizzativo sotto porta?

La risposta sarete voi lettori a darla, ma di una cosa siamo sicuri: al di là del vostro verdetto, Destro continuerà a dividere. Sarà il tempo, come al solito a risolvere l’enigma.

Nel frattempo, la guerra fredda in casa Bologna è destinata a durare.

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