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“Morte in inverno”, ottima lettura di fine estate!

C.S.I. (Crime Scene Investigation) è una conosciutissima serie TV statunitense. Nella serie originale, che iniziò nel 2001 e terminò nel 2015, “… che seguiva un team di investigatori in cooperazione con la polizia scientifica le cui indagini hanno un solido punto di partenza nella scena del crimine, dove raccolgono ipotesi e prove da analizzare in laboratorio, grazie a cui riusciranno a ricostruire il quadro completo delle loro indagini …”, la sede del team era LasVegas. In seguito, visto i buonissimi indici d’ascolto raggiunti, vennero formati nuovi team in altre grandi città come Miami e NewYork e in ultimo l’ibrido ed internazionale Cyber. Il format è sempre il medesimo: un gruppo di analisti scientifici che lavora a stretto contatto con una squadra ristretta di investigatori per risolvere, ogni puntata, due omicidi basandosi, appunto, più sull’intellettualità dell’investigazione scientifica che sul machismo di quella poliziesca (anche se colpi di scena e sparatorie non mancano di certo, soprattutto nella serie Miami nella quale un luciferino David Caruso nella parte dell’ispettore Horatio Caine sembra procedere continuamente sulla linea di divisione dalla zona oscura alla ricerca di un, improbo, riscatto). La serie, anzi LE serie, diciamolo, sono tra le migliori tra le innumeri, tutte più o meno simili, realizzate in questo ultimo ventennio. Merito della scelta degli interpreti (oltre David Caruso nella serie Miami, soprattutto William Petersen nella parte di Gil Grissom, Marg Helgenberger, Paul Guilfoyle, Lawrence Fishburne, Ted Danson ed Elisabeth Shue in LasVegas, Gary Sinise in NewYork e Patricia Arquette e James Van Der Beek in Cyber). Ma merito, anche se non soprattutto, del fatto che Anthony E. Zuiker, il creatore dei characters, è uno scrittore da best seller, autore  della serie “Level26” e dell’introduzione, ogni ventina di pagine del romanzo, del cyber-bridge, un filmato di tre minuti con attori di fama internazionale cui il lettore potrà collegarsi ed in cui i personaggi prenderanno vita, i particolari della scena del crimine balzeranno fuori dal monitor, e il sito web potrebbe persino chiedere un numero di telefono al quale l’assassino possa contattare personalmente il lettore. Fuffa? Probabilmente, ma un’idea nuova che in qualche modo ha svecchiato, giustificandola, l’ennesima avventura alla ricerca di un inafferrabile serial-killer.

Non è un caso, quindi, che a scrivere i romanzi usa e getta tratti dagli script originali delle varie serie, siano stati chiamati, di volta in volta, autori già affermati, in qualche caso famosi ed in uno, in particolare, un maestro del genere. Parlo di Stuart M.Kaminsky uno dei più imprevedibili, geniali, divertenti, dissacranti, interessanti scrittori, sceneggiatori e giornalisti statunitensi. Nei suoi romanzi, caratterizzati da un umorismo sottile e un’ambientazione storica ricostruita nei minimi dettagli, agiscono di volta in volta personaggi picareschi e sui generis  come Porfirij Rostnikov, un ispettore della polizia sovietica, Abe Lieberman, un sergente di polizia di Chicago, Lew Fonesca, ufficiale giudiziario e detective in Florida e Jim Rockford dell’Agenzia Rockford e Toby Peters, uno scalcagnato investigatore privato della Hollywood degli anni d’oro, specializzato in gente del cinema con quest’ultimo alle prese con casi ambientati nell’epoca d’oro di Hollywood e riguardanti spesso e volentieri i grandi della mecca del cinema (Marlene Dietrich e Gary Cooper, Bela Lugosi e Salvador Dalì, John Wayne e Peter Lorre, Clark Gable e Bette Davis) che interagiscono con l’investigatore in una sorta di autofiction antelitteram.

Questo “Morte in inverno” ispirato alla serie C.S.I. NewYork (altri ne ha ascritti sempre da questa serie) non aggiunge certo nulla alla grandezza dello scrittore Kaminsky. Ma nella storia di questo Charles Lutnikov, un distino signore di mezz’età che viene ritrovato riverso nell’ascensore di un elegante palazzo dell’Upper East Side a New York che si intreccia a quella di Alberta Spanio, testimone chiave e sotto scorta nel processo a un esponente dalla malavita locale che viene uccisa nella sua camera d’albergo con un coltello conficcato nel collo, si intuisce molto più della ripetitività bastante a scrivere un romanzo traendone la trama da una sceneggiatura. Echi della passata grandezza, dell’antica ironia, della indiscussa bravura. Un ottimo, ottimo modo per passare un pomeriggio distensivo e rilassante. E se si cerca qualcosa di non troppo impegnativo, magari sdraiati su un lettino davanti ad un mare appena appena mosso, davvero non riesco a pensare di meglio.

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