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Piero della Francesca, un’indagine con molti punti oscuri

Non è per i 12 euro del biglietto d’ingresso. E’ una questione di principio, se prometti una cosa devi poi mantenerla.

Sono andato a Forlì per la mostra dedicata a Piero della Francesca ai Musei di San Domenico.    Il titolo esattamente recita: Piero della Francesca. Indagine su un mito.  Consulto la Treccani: indàgine  s. f. [dal lat. indago –gĭnis, propr. «lo spingere la selvaggina in un recinto con reti», comp. di indu– «dentro» e tema diagĕre «spingere»]. – Attività diligente e sistematica di ricerca, volta alla scoperta della verità intorno a fatti determinati; nel campo scientifico …. ; nel settore commerciale …. e nel campo giudiziario ….

Allora, se non interpreto male, il percorso dell’esposizione è una ricerca per scoprire a cosa è dovuta la fama del pittore di Sansepolcro.   Non posso pretendere di vedere l’affresco Madonna del parto, ma seguire la sua storia, la bottega dove ha iniziato, il suo percorso artistico e magari anche un pò la sua tecnica pittorica, questo sì.    Ed analizzare come la sua fama abbia superato quella di altri suoi contemporanei.

Bene, ora entro e … la mostra inizia con un dipinto di De Chirico, L’amante dell’ingegnere, ed un busto in marmo di Francesco Laurana, Battista Sforza.     Il nesso con Piero mi sfugge ma sono entrambi bellissimi.    Proseguo poi con i disegni di Johann Anton Ramboux, quadri di Roger Fry, Duncan Grant; sono un approfondito ed appassionato studio sulla tecnica pittorica di Piero.    La mostra  al piano terra finisce con opere di Gaudenzi e Campigli.   E qua inizio a perdere il filo dell’indagine, cosa accomuna i bozzetti di Gaudenzi  per il palazzo del governatorato di Rodi e la Spiaggia (fotografia)  di Campigli ai lavori del pittore di Sansepolcro proprio mi sfugge.   Sarò un pò lento a comprendere.il tiro - Madonna con bambino

Poi salgo al piano superiore, dove come è spiegato nel sito della mostra …. alcuni dipinti di Piero, scelti per tracciare i termini della sua riscoperta, costituiscono il cuore dell’esposizione. Accanto ad essi figurano in mostra opere dei più grandi artisti del Rinascimento che consentono di definirne la formazione e poi il ruolo sulla pittura successiva.   Per “alcuni dipinti” si deve intendere una parte del polittico Madonna della Misericordia, affascinante e stupenda per la sua religiosità, una tavola di Santa Apollonia ed una con San Gerolamo ed un devoto.     I curatori indicano queste ultime due come importantissimi capolavori.   Sarà così sicuramente,  ma a me non impressionano affatto.   Infine la quarta è un’opera giovanile di Piero, che credo disconoscerebbe lui stesso se potesse, visto come è rappresentato il Bambin Gesù in braccio alla Madonna.    Ed allora cito Vittorio Sgarbi per questa “… tavola trista e malconservata presentata come opera prima o incunabulo di un Piero che non è mai esistito.  Ingannato l’ottimo collezionista cileno con il conforto di esperti ciechi come Andrea de Marchi, l’opera mortifica il grande artista.  Eccola davanti a noi nella sua disarmata povertà: i tratti inespressivi, i volti molli, le mani inerti, il piede equino, la gamba informe; incredibile non meno della scritta del pittore che la ritoccò, il valente Alessandro Rosi, riferendola a Leonardo da Vinci. Sembra uno scherzo che la critica atteggiata finge di non vedere. Né posso credere che Antonio Paolucci, ispiratore della mostra, la consideri autografa. È una vera impresa «cominciare a vedere Piero» in questo infelice parto… “.

Per fortuna mi illumino con un Compianto di Giovanni Bellini, con predelle e parti di polittici del Beato Angelico, Francesco del Cossa e Ercole de Roberti.   E poi Pinturicchio, Marco Zoppo, Filippo Lippi.  Ci sono anche dipinti di Domenico Veneziano,  di cui Piero fu aiutante nell’affrescare la chiesa di Sant’Egidio a Firenze.

La sala è piena di pittura del Quattrocento,  con i colori, la prospettiva ed i panneggi tipici del periodo.       E’ questo il cuore della mostra, il clou che mi ammalia e che non vorrei abbandonare.     Ma anche qui noil tiro - morandin riesco a cogliere il senso della famosa indagine.   Mi sembra che il comune denominatore sia solo il periodo storico.

Poi  entro in una sala dedicata ai macchiaioli.   Con un ardito salto intellettuale, vengono accostati  al genio di Sansepolcro per la riscoperta della luce!!??    Però è sempre piacevole vedere Il canto di uno stornello di Silvestro Lega con le sorelle Bandini.

Proseguo velocemente nella parte restante del percorso, fermandomi ad ammirare due bellissimi quadri di Casorati, i ritratti di  Silvana Cenni e Renato Gualini, e anche Poseuse de profil  del puntinista Georges Seurat.   Continuo a non a capire il rapporto con Piero … mah.  Ad esempio Giorgio Morandi, parafrasando Gian Maria Volontè nel film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto,   “… che minchia c’entra?…”

Tralascio altre opere anche di autori importanti …. sempre per lo stesso motivo.   E per finire, nell’ultima sala, due quadri di Hopper e due di Baltus.    E questo è veramente troppo per me, anche con tutta la buona volontà.  Mi sento come Coliandro alla fine delle indagini.   Non ho proprio capito nulla … Questo detto non da critico d’arte (che non sono), ma da appassionato e “normale” frequentatore di mostre come sono la stragrande maggioranza di quelli che vanno a Forlì e in altri musei.

C’è poi da aggiungere che l’audioguida compresa nel biglietto d’ingresso, bontà loro,  mi è sembrata abborracciata,  sciatta, senza approfondimenti storici ed artistici.

Per fortuna dopo mi sono ripreso dalla delusione con un delizioso pranzo all’Osteria Don Abbondio, proprio di fronte ai Musei.

Officine Pi Greco

*Le immagini sono tratte dal catalogo

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