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Mugnega per i bolognesi veraci, Albicocca per tutti gli altri: profumata, gustosa ed ipocalorica

Nel dialetto del Dottor Balanzone il suo nome è “Mugnega”, storpiatura dell’antico nome scientifico latino “prunus armeniaca”. Nella lingua italiana e’ Albicocca, dalla parola arabaal-barqūq”. La differenza si spiega con la storia del frutto: gli antichi romani lo importarono dall’Armenia; gli arabi reintrodussero la coltivazione nel bacino Mediterraneo attorno al X secolo. E’ un frutto estivo ottimo per la salute del corpo e della pelle, altamente digeribile ed ipocalorico. Una porzione da 100 g di frutti freschi apporta solo 30 kcal. Nello stesso tempo è tra i frutti che contengono le dosi più elevate di potassio e carotene; di vitamina A, B, C e PP e di diversi oligoelementi (magnesio, fosforo, ferro ecc.). 200 g di prodotto fresco forniscono il 100% del fabbisogno di vitamina A di un adulto, ideale per chi ha carenza di questa vitamina con conseguenti problemi agli occhi, alla pelle o all’intestino. La mugnega-albicocca e’ particolarmente appprezzata nel consumo fresco in ragione del suo sapore dolce, del profumo e del colore accattivanti; della facilità con cui può essere trasportata e gestita anche nelle situazioni extra domestiche. Una parte importante della produzione e’ destinata alla realizzazione di prodotti conservabili: frutta essiccata, sciroppi, lattine, buste congelate, confetture, succhi, gelatine. Nel mondo i principali paesi produttori sono la Turchia, l’Iran, l’Uzbekistan e l’Algeria. L’Italia si colloca al quinto posto, con due regioni che concentrano la maggior parte della produzione: Campania ed Emilia Romagna, rispettivamente con il 35% ed il 31% del dato nazionale. Nella nostra regione e’ l’area tra Castel San Pietro Terme e Cesena a fare la parte del leone. Una specializzazione che risale ai primissimi anni 60 quando intraprendenti agricoltori della valle del Santerno e dell’imolese (Castel del Rio, Fontanelice, Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Imola e Dozza) avviarono, tra i primi in Italia, la coltivazione intensiva dell’albicocca. All’epoca la principale varietà coltivata era la “Reale di Imola», di probabile origine locale, conosciuta anche con il nome di «Mandorlona».

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