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Nel regno di Irene

Un posto dove mi piace sempre tornare è Frisson.

Mi piace anche se ormai non vado spesso, anzi quasi più. Però mi piace davvero questo appartato angolo di buon gusto, e buon bere.

E’ che ho un amico, un amico speciale, colto e riservato, che ama la buona musica, i film e le chiacchiere. Ci vediamo poco, a seconda dei punti di vista: una volta a settimana, alle volte ogni due settimane. Cerchiamo posti tranquilli, al di fuori delle vie e delle botteghe della movida bolognese. Piccoli luoghi che per noi suonano come approdi sicuri nel mare a volte increspato delle nostre vite discordanti ed opposte che però, in quei luoghi, in quei momenti, si compendiano in un unisono di comuni sentire.

E così, girando per locali lontani dal convulso sovrapporsi di presenzialismo fine a se stesso, abbiamo scoperto, ormai sono anni, questa mini osteria, questo piccolo bonbon, questa minuscola parvenza di salottino privato che piace, che piacerà, soprattutto alle signore, tutto virato su tinte pastello, un che di provenzale molto insistito, un gusto naturale negli arredi minimali (d’altronde molto più di tre tavolini da bistrot francese ed un banco che può ospitare al massimo i bicchieri di tre-avventori-tre non ci sta), ma che piacerà, e molto, un attimo di pazienza e ci arriveremo, anche ai signori loro accompagnatori.

Situato al quadrivio CollegioDiSpagna-Saragozza-Urbana-Palestro (l’indirizzo esatto è via Urbana 12), piccolo, intimo, accogliente, Frisson è il regno di Irene, la sua creatura, il suo gioco, diventato impegno quotidiano e, soprattutto e soprattutto per noi che amiamo tirar tardi, serale.

Ma partiamo dall’inizio. Irene, una donna accogliente, affascinante ed ironica, simpatica e sempre sorridente, professionista inappuntabile in tutt’altro campo, ha cominciato quasi per gioco, appunto, creando uno spazio dove sarebbe stato bello accogliere poche amiche attorno ad un bicchiere di vino francese (nei bicchieri, solo Francia, la Francia dei piccoli vigneron, delle piccole cave, delle piccole produzioni che, alle volte, regalano grandi sensazioni al palato). Poi, si sa come vanno le cose a Bologna, una città godereccia che segue le novità, basta un commento, una parola, un appuntamento. Ed ecco che il piccolo Frisson (traducendo liberamente, un brivido, si immagina di piacere, di soddisfazione) è diventato in breve un punto di riferimento fisso per tanti habitué della notte (finché c’è gente, e la compagnia è buona, difficilmente ti verrà negato un bicchiere di champagne accompagnato da piccoli assaggi di brie, qualche tarallo, un piccolissimo tramezzino).

Visto che il numero dei posti, come detto, è davvero ridottissimo, potrebbe capitare, soprattutto nella bella stagione, di doversi accomodare nella minuscola panchina che da direttamente sul marciapiede.

In questo caso davanti si avrà il muraglione del Collegio degli Spagnoli, quel muraglione tutto coperto di rampicanti e dai rami degli alberi secolari nascosti nel giardino retrostante che scendono dall’alto che, se si viene da porta Saragozza, biforca via Saragozza stessa in Collegio di Spagna e in Urbana.

 

 

 

 

 

Ed allora il bicchiere che si tiene in mano sembrerà davvero in grado di frissoner.

 

 

 

 

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