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Nelle regioni rosse la base non si “ravvede”

A due mesi da voto confermata la disaffezione nei confronti del Pd mentre tra i dirigenti continua un imbarazzante immobilismo

Due mesi dopo e ancor un po’ più delusi dal Pd e dalla sinistra. Nelle regioni rosse e in particolare in Emilia-Romagna il vento soffia ancora. Ancora contro il Pd. Non c’è stato nessun “ravvedimento” dei cittadini. Non c’è stato nessun cambiamento d’umore nell’elettorato rispetto al 4 marzo. Insoddisfatti del Pd e dal Pd. Nulla di clamoroso, tutto in linea con il “sentiment” nazionale. Ma quello che colpisce è l’abisso che si è creato – per l’ennesima volta – tra gli elettori e gli eletti. Elettori sempre più scontenti di come il partito si muove. Eletti (cioè onorevoli, consiglieri, segretari, dirigenti, insomma tutto quello che una volta si sarebbe chiamato l’apparato) silenti, allineati, proni alla non-linea nazionale proprio nella regione che, se non altro per i numeri, dovrebbe dire la sua. Questo è quello che si percepisce dal preciso sondaggio prodotto da Ixè (l’istituto di ricerca diretto da Weber e Buriani) che per “il Tiro” ha fatto anche un approfondimento sulle “regioni rosse”. Vale a dire che “il Tiro”, rispetto ai dati che avete visto sull’Huffigton Post, è in grado di dare qualche approfondimento in più riferito alle regioni rosse (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria).

In particolare sono due le tabelle che mostrano come nelle regioni rosse la “non-linea” del Pd nazionale non è gradita. La prima: “Conferma delle scelte di voto del 4 marzo”.

Voterei lo stesso partito, nelle regioni rosse, ottiene 4 punti percentuali in più rispetto al resto d’Italia. Questo, per l’Emilia, significa che il boom di 5 stelle e Lega viene confermato (per chi se lo fosse scordato, e in via Rivani pare che lo abbiano fato in molti, in Emilia Romagna Cinque Stelle primo partito con il 27,5 per cento contro il 26,4 del Pd e Centrodestra prima coalizione con il 33% mentre il centrosinistra è al 30,8). Come si diceva sempre più convinti. Addirittura con un 1% in più che due mesi dopo dichiara non andrei a votare, cioè sempre più delusi.

La seconda tabella è quella sulla “fiducia nei leader politici”.

Gentiloni doppia Renzi: mentre il 42% ha fiducia nel premier solo la metà (21%) la ha nell’ex. Ripeto sono le stesse proporzioni del nazionale ma con numeri ancor più netti. Ancora una volta quello che colpisce è che “la base”, la mitica base, conferma di essersi stufata del leader fiorentino e comunque ritiene sbagliato continuare ad inseguirlo nella sua voglia di leadership. Mentre praticamente tutto l’apparato, in omaggio a non si bene quale idea di unità del partito, ha acconsentito alle finte dimissioni.

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